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8.4.14

Magalí a Cesenatico - ottobre 2013
È nato a gennaio "Valigie che parlano", il nuovo sito in lingua spagnola di Magalí Pizarro, produttrice e conduttrice radiofónica di Ora Italia, nonché giovane Consultrice della Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo. Trisnipote di cittadini romagnoli, Magalí serba forte il legame con la sua seconda patria, trovandosi con il cuore diviso in due, da un Oceano Atlantico che vide nascere il suo essere italiana nel mondo con l'emigrazione dei suoi avi a fine ‘800. Il blog è uno spazio dedicato alle sue esperienze di viaggio, andata e ritorno, fra l'Argentina - terra che l'ha visto nascere - e l'Italia. "Valigie che parlano", che raccontano storie di amicizie, sentimenti, treni, aerei e luoghi dove affondano le nostre radici o dove si vorrebbe piantarle anche se solo per un po'... I blog nasce dal desiderio di condividere l'emozione di viaggiare attraverso le radici, la storia, e i suoi "due mondi", con una valigia che si riempie e al contrario di diventare pesante... sembra che volasse, piena di ricordi, sentimenti ed esperienze vissute. Nel suo blog troverete i racconti di viaggio nelle terre perdute della Patagonia, il suo Sud, aneddoti, esperienze italiane, con l'Emilia Romagna sempre presente, i sapori e la gastronomia (che a lei tanto piace assaggiare ovunque vada!). Il continuo andare, partire, tornare, con le radici ben salde nel terreno, Magalí parte alla scoperta, come una migrante costante alla ricerca di sè stessa, della ragazza cittadina del mondo. La sua valigia si muove ancora (e lo farà a lungo) fra Argentina e Italia, divisa da una distanza atlantica fra quello che è e sarà la sua vita: andare avanti, sempre avanti, con le antenne della curiosità accese, le dita in movimento sempre a scrivere e le camera fotografica pronta a documentare. E chissà se in un futuro, Magalí non riuscirà a collegare tutti gli italiani nel mondo in un grande viaggio?

15.9.13

"Pedala, non fermarti mai, pedala più forte che puoi..." diceva la sigla del Giro d'Italia. 

Pedalare e andare avanti, fare della bici uno stile di vita, ed inseguire i sogni sulla sua sella, così come da qualche anno prova a fare Brian Musallo, argentino, vissuto in Italia da piccolino e tornato in paese per girarlo in bicicletta, viverlo da vicino, e provare nuove emozioni.
  Brian, porta avanti il progetto "Pedaleando sueños", perché appassionato delle due ruote, l'ha fatto entrare nella sua vita e non l'ha mai lasciato, anzi, non riesce a stare senza. 

Ed è così che, la passione per la bici e l'Italia si sono unite, dando vita ad una nuova avventura: il giro della Penisola in un mese. Partendo da Cattolica, nella bellissima Romagna, lo scorso 14 agosto, nel pieno dell'estate italiana. 
  Il viaggio, ci racconta Brian al microfono di Ora Italia, "era un'idea che mi girava in testa da tempo, un sogno da realizzare, ed è così che senza neanche pensarlo troppo, ho preso i biglietti per l'Italia, con l'idea di partire  poi da Milano, dove avrei comprato una bicicletta" e continua, "finalmente però la bicicletta l'ho trovata a Cattolica, dove una famiglia amica mi aspettava con quel bellissimo regalo: una Bianchi che mi avrebbe accompagnato durante un mese fino ad arrivare a Campomaggiore, in Basilicata", luogo d'origine dei suoi nonni, e in cui vise da piccolo fino ai 7 anni. 

Quando gli chiediamo impressioni del suo viaggio, non dubita a dire di essere rimasto innamorato della Costiera Amalfitana, ma anche della Toscana, della gente, dell'Italia in generale. "Al nord, c'è sempre più rispetto per i ciclisti, lì sono più abituati a muoversi in bicicletta, mentre più andavo verso Sud la situazione cambiava". Ce lo racconta uno che la "sa lunga" su muoversi in bicicleta in una grande città, niente di meno che Buenos Aires, dove fa parte della "Masa critica". 
  Parlando del cibo - elemento essenziale per far funzionare i piedi ;-) - ci racconta di avere nostalgia dei piatti italiani, tanto di nutella e mozzarella di bufala. 
  Un viaggio che rimarrà per sempre nei ricordi di Brian, ma anche nelle nostre rettine attraverso le fotografie che pian piano, e a pochi giorni da essere rientrato a Bs.As, continua a pubblicare sulla sua pagina facebook "Pedaleando sueños". Fotografie che ci fanno scoprire l'Italia vista dalla bici, con tanto di Messi e Papa Francesco in giro. 

n.d.r: musiche del Podcast: "Scendo pedalando" di Giacomo Lariccia; "Bicycle", Leo Di Angilla e microrchestra. 



10.4.12



Più volte ci siamo detti "perché non parlare ai nostri amici nel mondo della Patagonia?". 
Oggi è arrivato il momento di dare luce a questa nuova rubrica intitolata "PatagoniAre". Eh si, per iniziare una nuova rubrica bisognava che ci inventassimo anche un nuovo termine, ed è nato così PatagoniAre, dove Are sta per viaggiare. Ma speriamo siate stati più intelligenti di noi e l'abbiate decifrato prima e senza spiegazioni! :-)
A novembre del 2011 abbiamo provato, con un primo post [http://bit.ly/Ij5YBh], a dare forma a questi racconti patagonici. Ci è piaciuta l'idea di parlare non solo degli italiani, della comunità, e delle loro storie ma anche del posto in cui viviamo, visto da vicino, da dentro.
In questa occasione vogliamo darci una ventata d'aria calda e ritornare all'estate che fu. L'estate che se n'è andata pochi giorni fa in cerca di altri orizzonti. 
Forse fa strano e non si riesce a capire come mai in Patagonia faccia caldo. Bene, la lunghezza di questa terra ci permette di viverla in maniere diverse da nord a sud.
Noi, nati a Viedma, nella città capoluogo storica di questa terra siamo i più fortunati avendo temperature mite (a volte altissime e soffocanti) fiume e mare a pochissimi passi. Tutto in meno di 30km di distanza.

Gli emigrati italiani chiamavano il nostro mare la Rimini argentina. E si vantavano di essere stati i primi italiani a fondare una città balneare. Orgoglio italiano che fa parte della nostra storia e del nostro presente. 

Ma. Stop. Facciamo un  piccolo riepilogo di quello che è la città. 


Viedma si trova nella provincia argentina di Río Negro. A 1000 km da Bs.As. 
Il fiume Nero divide la provincia del Río Negro dal piccolo paese di Carmen de Patagones, in provincia di Buenos Aires. 


Viedma e Carmen de Patagones sono nati come paesi patagonici il 22 aprile del 1779, fondati insieme da Francisco de Biedma y Narvaez a 30km dal mare argentino. 
Il porto che comunicava in quell'epoca Viedma - Patagones e la "grande" città di Buenos Aires era uno dei più importanti della Patagonia. Da qui partiva la merce che poi sarebbe distribuita da Bs.As al mondo. 
  Nel 1875 sono arrivati i missionari salesiani che, sotto la guida del Card. Giovanni Cagliero, costruirono le più importanti opere edilizie della zona; chiese,  ospedale, vescovato e il primo istituto di educazione in cui i ragazzi imparavano filosofia come una materia nuova e rivoluzionaria, oltre ai tanti mestieri. 
  Gli italiani emigrati in questa zona erano (e sono) tanti. C'è chi era venuto per lavorare la terra, chi per lavorare nel porto, chi con i salesiani. Dalla Liguria, dalla Calabria, dall'Emilia Romagna, dal Piemonte e da tanti altri posti.
  Nel 1913, uno - fra tutti- ebbe l'idea folle di farsi padrone, o meglio, di ricuperare il mare. Un mare che era di tutti ma a cui potevano entrare solo i proprietari delle terre disposte sul lungofiume. 
Contro vento e marea, Giacinto Massini e tanti altri romagnoli presero il sentiero verso il mare, aprirono i lucchetti che vietavano l'ingresso, e iniziarono a costruire le prime case in legno. 
Massini era farmacista (l'unico della città) e vedeva il mare come "fonte di salute e benessere". Infatti, ancora oggi se si parla con le vecchie generazioni italiane, ognuno parlerà di come il mare sia stato per loro l'unica e più importante medicina contro ogni malessere. 


Grazie a la loro forza italiana oggi è possibile godere della spiaggia in tranquillità. Passeggiare ore e ore camminando sulla sabbia, pescare, sdraiarsi al sole, e portare la macchina fino al bagnasciuga. 

Oggi chiudiamo il nostro racconto qui. 
Con fotografie dell'estate che fu. Dell'estate che non vorremmo dimenticare. Di una terra unica e piena di storia, fatta di persone uniche. 
Questa rubrica continuerà, con più storie e più vita patagonica. 


Un ringraziamento specialissimo va alla nostra amica Mariángeles Millaman, fotografa di Huergo (sempre in provincia di Río Negro) e da poco più di 4 anni residente a Viedma, dove ha scattato le bellissime foto della gallery flickr. 
n.d.r: le foto del post sono di @oraitaliaradio