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17.9.14

Ora Italia è partita  in  direzione Bs.As... esta vez para participar en una noche de sabor donde las "Delicias de la Emilia Romagna" resplandecieron más allá de los limites geográficos.   

Sembra un dipinto, con le finestre aperte al mondo, i muri coloriti, le strade piccole e in salita, il rumore della gente che viene e va, facendo un giro in un presente che sa molto di passato. Di storie di emigrazione che, da oltreoceano, diedero al quartiere de “La Boca”, in quel di Buenos Aires, un’identità unica. 
La Boca è stato il quartiere scelto dagli italiani che, nel XIX sec., arrivavano sulle sponde del Río de la Plata, con le loro valigie piene di aspettative. Giovani italiani camminavano le strade in cerca di un posto dove fermarsi, guardare bene il panorama e andare avanti. E quel posto lo trovarono qui, fra le strade piene di Tango, sapori e lingue dal mondo. Che l’Argentina sia uno dei paesi con la maggior quantità d’italiani – ormai tutti hanno al meno un goccio di sangue italiana nel loro DNA – non è novità. 
E La Boca è ancora oggi uno dei posti in cui si sente di più la loro presenza. Ed è per questo motivo che lo Staff di Emilia Romagna Turismo, in lingua spagnola, ha riunito tutti quanti intorno alla tavola in una serata dedicata alle “Delicias de la Emilia Romagna”.
Emiliano romagnoli e non, insieme per assaporare le eccellenze di questa bella terra con l’anima, da cui sono nati i sapori più incredibili e noti nel mondo: dal Aceto Balsamico al Parmigiano Reggiano, la Piadina… Ingredienti e piatti che restano nei ricordi per sempre.

La serata si è svolta lo scorso venerdì 12 settembre, all’interno del Ristorante “Il Matterello”, un locale che riceve i turisti in passeggiata nel quartiere de La Boca da più di vent’anni.
Carmela Manfredini, con un sorriso bellissimo, da donna modenese, riceve tutti con la passione di chi per la cucina ci vive. Lei è arrivata tanti anni fa, a fine degli anni '40, un po' come tanti altri italiani arrivati in quel periodo. 
La sua famiglia fa onore alla cucina  Emiliano romagnola, ogni sera, con i piatti più tradizioni rimandati da generazione in generazione. Mamma Carmela, Liliana -sua figlia - e i nipoti regalano colori e sapori del belpaese con tanta gioia e qualità che fa venire voglia di visitarli ancora.





Durante la serata, organizzata da Emilia Romagna Turismo e l'Associazione URERBA  (Union Regional Emilia Romagna Buenos Aires), è stato possibile viaggiare attraverso i sapori dei tortellini, la lasagna, i tortelloni fritti; il tutto condito con delle belle chiacchiere fra storia, cultura, paessaggi e motori.

Hanno accompagnato l'iniziativa:




11.3.13



Alzi la mano chi vorrebbe fare un viaggio su e giù per l'Italia degustando le più buone ed esquisite bontà della cucina italiana!
Noi saremmo, sicuramente, i primi a iscriverci nella lista di partenza!! :-) 
Ma se vi diciamo che questo viaggio è possibile anche senza muoverci, ci credete? 

Grazie al libro "Un sogno chiamato Italia" di Renato Di Carlo questo viaggio è possibile. Ci si butta dentro ad un pullman attraverso
l'Italia alla ricerca di tradizioni antiche e talvolta dimenticate, con tappe in ogni regione.... arrivando in Abruzzo e trovandoci ad ascoltare quella pronuncia diversa che ci assicura: "gli arrosticini d'agnello che mangierete qua, vi assicuro, non li troverete in nessun altra parte del mondo".
Ed è vero, l'identità del belpaese si costruisce anche (e se parliamo d'Italia, potremmo dire anche e SOPRATTUTTO) in base alla cucina. Le radici e la tradizione nella quale esse stesse affondano sono l'intreccio di tanti profumi.  

Come ci raccontai Renato durante l'intervista, dentro al libro si possono trovare ricette nella loro forma antica o rivisitate con delle puntuali descrizioni che diventano di volta in volta la soluzione e la prosecuzione di un mistero in cui vista, olfatto e gusto si mescolano alla storia e alla memoria. 


L'autore... 
Lo Chef Renato Di Carlo nasce ad Arielli, in provincia di Chieti, il 12 agosto 1956 da contadini abruzzesi. I suoi genitori per motivi economici negli anni Sessanta emigrano in Germania. Renato con le sue tre sorelle Floriana, Bruna e Caterina furono affidati alla zia paterna Caterina che abitava con loro. Nel novembre del 1976 lascia il paese per recarsi nella zona alberghiera di Montesilvano, in provincia di Pescara, dove frequenta per due anni corsi di cucina presso la Scuola Alberghiera Regionale. La voglia di migliorare e apprendere l’arte della cucina lo porta a girare il mondo (dall’Alaska a Capo Horn, fino ad arrivare in Oceania) e al nascente desiderio di raccontare tutto ciò che ha visto e appreso. Nel 1981 si sposa con Patrizia Ciargiaglini e nascono Lorenzo e Alessio. Il 1989 è l’anno del suo primo imbarco, grazie all’interessamento del comandante Cicolini suo concittadino, su una nave da crociera, l’Eugenio Costa allora ammiraglia della Costa Crociere.
     Segue il Costa Riviera che navigava nei Caraibi e poi tante altre navi della stessa compagnia come il Costa Classica nel suo viaggio inaugurale del 1992. Poi si imbarca per altre compagnie, come la Princess Cruises nel 1998. Sempre nello stesso anno supera con successo il corso sulla Regal Princess: il Galley Staff Training Course, un certificato che la compagnia rilascia, dopo un attento esame, solo a chi ha i requisiti per lavorare come cuoco sulle loro navi, non solo professionalmente. Nel 2000 si diploma come Cuoco di bordo, certificato rilasciato dal Ministero della Marina Mercantile Italiana, equivalente al grado di Sottufficiale.
Ha sempre alternato il suo lavoro a bordo e in vari ristoranti o alberghi, sia in Italia sia all’estero. 
Ha smesso di navigare nel 2007. Oggi abita con la sua famiglia a Silvi Marina, in provincia di Teramo. 



E come un primo assaggio... Renato ci regala la ricetta del Brodetto di pesce ala Vastese.


http://www.brodettoecontorni.it/img/image/brodetto.jpg
Brodetto di pesce alla Vastese 

Ingredienti: 
1) Innanzitutto, procuratevi un chilo di pesce misto,
affidandovi al vostro rivenditore di fiducia, ma attenti
a non far mancare le pannocchie “cicale di
mare”. Acquistate possibilmente presso i contadini
dei mercati rionali dei bei pomodori maturi, di quelli
che hanno ancora il sapore e il profumo della campagna.
Ne occorre all’incirca mezzo chilo. Acquistate
anche qualche peperone rosso e del peperoncino
piccante di quelli “cattivi” da lasciare senza fiato e
da maneggiare con cura, poi dell’aglio con un mazzetto
di prezzemolo.
Ora passiamo alla fase più bella della ricetta, il procedimento,
in altre parole la preparazione fino alla fase finale. Bene! Gli
ingredienti ci sono tutti? Ricontrollate bene: è inutile dirvi che
occorre anche del sale, ciò dipende da voi e dai vostri gusti
personali, ma il sale è ingrediente che spesso può decidere della
buona riuscita o meno di un piatto. Meglio cominciare aggiungendolo
un po’ alla volta fino a che si acquisirà la pratica
necessaria.

Procedimento: 
1) Pulite il pesce e lavatelo, non più del necessario
altrimenti perde tutto il sapore del mare. Lasciatelo
intero, con le teste. Casomai nel pesce che vi ha
consigliato il vostro rivenditore vi fossero anche
delle vongole, in altre parole, come dicono i pescaresi,
“lì paparazz” (“paparazzi” in italiano: la parola
deriva da uno dei dialetti abruzzesi e solo in seguito,
grazie a Flaiano e Fellini, è entrata a far parte del
linguaggio quotidiano nell’accezione di “fotografo a
volte importuno”), esse vanno prima lavate e poi
lasciate per una notte in acqua con del sale, per fare
in modo che tutta la sabbia fuoriesca dal loro interno,
dopo di che vanno lavati di nuovo, in modo che
siano pronti all’uso. Questo non è un consiglio, ma
un’indicazione essenziale, sempre valida quando si
ha voglia di mangiare delle vongole.
2) Lavate i pomodori, tagliateli, togliete la parte
dura, lavate il prezzemolo e tagliatelo ma non troppo
fino, fategli un taglio “alla carlona”, cioè grossolano.
Pulite l’aglio e affettatelo e fate la stessa cosa
anche al peperone, dopo averlo lavato.
3) Ora prendete la famosa “tijella” e a freddo aggiungeteci
abbondante olio, aglio, prezzemolo, pomodoro,
peperone e peperoncino, tutti i pesci più grandi,
quelli che richiedono più tempo di cottura, comprese
le famose vongole e, se lo ritenete opportuno, qualche
cozza. Solo alla fine aggiungete un po’ d’acqua
per il sale e lasciate riposare il tutto.
4) Una volta preparato tutto il contenuto nel coccio,
ponetelo sul fuoco a fiamma moderata. A mano a
mano, durante la cottura, aggiungete il resto del
pesce acquistato, in ordine decrescente di durezza.
Di tanto in tanto, scuotete il tegame delicatamente
per non fare attaccare il tutto, ma evitate di toccare
il pesce con una paletta e di girarlo; aggiustate il
gusto con il sale e coprite con un coperchio.
5) nel frattempo, visto che non occorre sorvegliare a
vista la cottura, tagliate delle fette di pane e fatele
tostare, magari su una griglia o al forno, sbucciate
ancora qualche spicchio d’aglio e, una volta che il
pane è tostato, strofinatecelo sopra. Poggiate il pane
in un cestino o sopra un piatto con un tovagliolo
pulito e copritelo.
6) ritorniamo al brodetto: dall’inizio della bollitura
deve trascorrere una quindicina di minuti, o anche
qualcosa in più, a seconda del tipo di pesce adoperato.
Prima di toglierlo dal fuoco, controllate il sapore
e la cottura: appena pronto, servite con le bruschette. 


17.5.12


" Tra canti, nasce il fior di farinabianca e genuina e mentre s'impasta ecco che nasce una gran pasta. [...] Ed è già festa mentre il cuor si emoziona ricordando quei
sapori che il tempo trattien,
nell'assaggiarti
il gusto trionfa nel sapore.
Delizia nel cuore
che un piccolo chicco di grano dona
per nutrir la vita ancora, di bontà..."
Grano Mio di Alberto Presutti. 

Cosa significa fare la pasta per te? 
lo chiediamo in giro, a tante nonne e mamme italiane della Patagonia. 
E la loro risposta non si fa aspettare. Per loro è un atto d'amore, è creare, onorare ed è un insieme di momenti vissuti e condivisi.

Eh si! perché la pasta unisce tutti. In una stessa tavola o in giro per il mondo. La pasta è la pasta e nessuno sa dire di no a un bel piatto di tagliatelle o di tortellini.
Ma quante sono le persone che ancora oggi mantengono la tradizione della "pasta fatta in casa"?
Purtroppo non è più come una volta. Quello che era un abitudine, diventa pian piano una tradizione che, nelle grandi città, va a perdersi.
Cosa facciamo se a casa nessuno ha tempo di dare vita ad un bel piatto di pasta? 
 Noi abbiamo già deciso.... e anche se ci rimane un pò fuori mano, prendiamo l'aereo e busiamo la porta di "Pastificio Savioli" a Milano.
Un negozio caldo e accogliente gestito dalla nostra amica Sabrina Savioli, figlia e nipote d'arte pastaia. Nata a Milano, ma emiliana d'origine, Sabrina ci racconta di essere nata fra farina e ricette di famiglia. 
 "Il mio lavoro - dice Sabrina -  è bellissimo e da grandi soddisfazioni. Il negozio è stato aperto negli anni '60 da mia nonna Maria, e l'eredità è passata a me".
Nonna Maria (fondatrice) ed Elide, sua collaboratrice.

È chiaro che a casa di Sabrina la pasta fatta a mano non mancava mai! 
Ma, c'è qualche segreto nelle ricette di famiglia? 
Secondo lei c'è solo "la passione, i prodotti freschi e i tempi di cottura". 
 A questo punto noi abbiamo già deciso cosa portarci nella Patagonia fredda d'autunno: i tortellini. "Secondo me - dice Sabrina - i tortellini di carne sono la scelta migliore perché il piatto che caratterizza di più la mia famiglia; è la ricetta di mia nonna (emiliana, nata in provincia di Modena) che non è cambiata mai in quest'ultimi 50anni". 

























3.8.11

di Laura Barocci

CHIETI - Dal 1 al 7 agosto, estemporanee di pittura, musica itinerante, teatro di strada e reading negli incantevoli scorci di Pennadomo, tra la sua natura e la sua storia. Eccoci al consueto appuntamento con laTransumanzartistica. Pennadomo, il pittoresco borgo in provincia di Chieti che non si ferma mai, ha in programma una serie di eventi per trascorrere questa prima settimana di agosto in compagnia di musica, arte, cultura ed arrampicate sportive. 

Il 1° agostoprimo giorno della manifestazione, ha visto tra le altre attività,  l'installazione sonora sulla roccia Cima Fumosa dello scenografo Francesco Cuomo e l'arrivo dei primi pittori in gara. Mai come quest'anno, gli artisti che partecipano alle estemporanee di pittura, sono così numerosi ed interessanti. Nella stessa giornata, l'inaugurazione della mostra fotografica di Francesco D'Angelo e di una collettiva di artisti locali e in serata, musica popolare con i Va-jo-lin, lo scatenato trio che viene da Napoli e che ormai è ospite fisso della manifestazione.

Il 3 agosto, l'organizzazione si sposterà a Vasto, per un flashmob artistico, e ancora musica. Nelle giornate successive degustazione prodotti gastronomici tipici (galleria del gusto) tammurriate e pizziche del gruppo napoletano Vajolin e  Bicchierino di Pescara,  concerti tra le rocce di Mario 4MX Formisano (bass player Almamegretta) con video proiezioni; Andrea Castelfranato, chitarrista acustico, che sottolineerà il reading di poesie di Gilberto Scutti, magistralmente recitate  da Angelina RanalliCarlo Porfilio, batterista, presenterà il suo metodo didattico.

E poi ancora Mark Pellegrini, con la sua blues band; Marco Cotellessa;  Stefano Di MatteoLuigi Feliziani;Zampanò Forti; DJ Sonico con interventi di Jò Sberla dei Razzalatina;  Kla e  Vincent degli Anemamè;  Domenico Mancini (violino dei Taraf de Gadjo) sono solo alcuni degli artisti che si succederanno durante un percorso musicale abbinato all'arrampicata sportiva e ai pittori in gara. 

Altri ospiti dell'evento, la Compagnia D'Arte "A tambur battente" di Cosimo Alberti che si esibirà in canti e danze del nostro meridione, e lo scrittore Lucio Cuomo, il quale presenterà il suo libro sulla storia di Pennadomo. La manifestazione sarà chiusa dalla premiazione dei vincitori del premio di pittura e un concerto dei Taraf de Gadjo e la loro world music, e dalla festa organizzata dalla Consulta Giovanile di Pennadomo, con la Piccola Underground Orchestra. Presentatrice l'attrice Angelina Ranalli.

il link con il programma della manifestazione:

6.7.11

ROMA\ aise\ - "Quella che dobbiamo portare avanti è un’operazione culturale, spiegando all’estero che i punti di forza della produzione italiana sono trasparenza e qualità. Solo così raggiungeremo l’obiettivo di guadagnare una fetta di mercato sempre più ampia che guarda alle eccellenze e ai prodotti made in Italy". Così il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Saverio Romano, è intervenuto nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto "Olio d’oliva, alta qualità europea", illustrato oggi ai rappresentanti del Consorzio Olivicolo Italiano Unaprol, nella Sala Cavour del Mipaaf.

Oltre al ministro Romano hanno partecipato, come relatori, Massimo Gargano, presidente di Unaprol, e Adriano Rasi Caldogno, capo Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità del Mipaaf.

"Questo progetto va di pari passo con le azioni che il mio Ministero ha impostato, garantendo alla promozione dei nostri prodotti all’estero il 70% degli investimenti relativi a campagne di informazione al di fuori dei nostri confini", ha detto ancora Romano. "L’importante è fare squadra, in un’ottica di condivisione di obiettivi comuni, con la consapevolezza che i prodotti italiani possono effettivamente vantare livelli di qualità assoluta".

Il progetto "Olio d’oliva, alta qualità europea" ha come obiettivi la promozione del consumo consapevole dell’olio extra vergine di oliva negli Stati dell’Unione europea considerati "nuovi consumatori", come Belgio, Danimarca e Paesi Bassi, e il consolidamento del consumo in Italia, in cui il mercato dell’olio è molto radicato.

Le risorse, messe a disposizione per una serie di campagne informative sui benefici derivanti dal consumo abituale di olio di oliva, ammontano a 5.188.922 euro. Per circa la metà si tratta di fondi stanziati dall’Unione europea, mentre il contributo nazionale è di 1 milione e 37 mila euro, con il restante milione e 500 mila euro finanziato da interventi di privati. La campagna di promozione avrà una durata di 36 mesi. (aise)

24.3.11

ROMA\ aise\ - Circa un terzo (33%) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati deriva da materie prime agricole straniere, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy. È quanto emerge dalle anticipazioni del rapporto Coldiretti/Eurispes divulgate in occasione del varo delle misure a difesa delle imprese italiane e contro le scalate straniere nei settori "strategicamente rilevanti" come l’agroalimentare.
Il fatturato del Made in Italy realizzato con prodotti agricoli stranieri - sottolinea la Coldiretti - è stimato in 50 miliardi e riguarda sugli scaffali due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. (aise)

13.11.10


Nella prima parte di trasmissione, "Ora Italia" parla degli italiani nel mondo e di Cucina. Negli USA cresce lo studio della lingua italiana ed è questa l'unica lingua europea voluta dagli Americani sia nelle Università che nelle scuole primarie e secondarie. I Maceratesi nel Mondo ed il successo del loro portale web creato per comunicare con i maceratesi nei 5 continenti. E la Settimana del Migrante organizzata a Parma dal 06 al 14 novembre. Cucina: andiamo alla scoperta della via dei vini e dei sapori insieme alla RadioER. Brani musicali: "Città invisibili"- Germano Bonaveri / "Meridanza" - Andrea Castelfranato


È stato il gruppo “10 HP” ad aggiudicarsi, lo scorso 25 settembre, la seconda edizione del concorso musicale G.R.I.F GalliRecords Italia Festival organizzato dalla GalliRecords etichetta discografica indipendente, incollaborazione con Radio STUDIO5 e con il patrocinio dell'Assessorato al Turismo e Grandi Eventi del Comune di Pescara e della Provincia della città di Pescara.
"10 HP" è una una band dell'entroterra siciliano nata nel 2005 formata da Nicola Merlisenna (chitarra e cori), Cristian Falzone (bateria e cori) e Giacomo Di Cara (basso e voce). In questa puntata “Ora Italia” parla con Giacomo Di Cara voce di questa bellissima band che oltre a reinterpretare i brani dei maggiori cantautori e artisti del panorama musicale italiano produce musica inedita come una miscela di rock che rimane ancorata al sound pop-rock nostrano anche grazie ai testi in italiano.

Tutta l'attualità italiana in "Ora Italia". Si parla delle recenti dichiarazioni del Premier Silvio Berlusconi e del Piano Sicurezza presentato da Maroni. Brano musicale: "Io dico basta" - Simone Avincola. 

Scarica la puntata dai Podcast! 

3.8.10


Fresca di stampa la Guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare che laurea 85 vini dell’enologia regionale. 450 pagine di agile consultazione, 300 cantine mappate, i prodotti tipici, le ricette di grandi chef. La nuova guida ai vini, alle cantine e ai cibi del territorio è realizzata da PrimaPagina Editore in Cesena insieme alle Associazioni dei Sommelier Ais Emilia e Romagna e con il contributo dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.Pagine a colori ricche di contenuti, cartine, informazioni e curiosità per favorire la circuitazione degli enoturisti, e oltre mille etichette descritte e valutate con degustazioni alla cieca dalle commissioni dei sommelier.
La guida completamente rinnovata accorpa in un unico volume le precedenti esperienze de “La Romagna da Bere” e “L’Emilia da Bere” che dividevano l’enologia romagnola da quella emiliana, e offre così un panorama completo ed esaustivo di un universo vino regionale in forte crescita qualitativa.
Anche formato e grafica del volume sono stati rivisitati realizzando un progetto editoriale completamente nuovo, dove il vino è stato sposato con la buona tavola del territorio attraverso una raccolta di ricette firmate dalla mano e dalla fantasia di grandi chef autoctoni dell’Associazione Regionale Chef to Chef .
Passando infatti dal vino alla gastronomia, un buon numero di pagine è dedicato ai prodotti tipici del territorio, cominciando dal paniere delle produzioni Dop e Igp, di cui l’Emilia-Romagna vanta il primato numerico a livello nazionale.
Degli 85 i vini laureati come eccellenze del territorio, 39 sono in Emilia e 46 in Romagna. I vini “eccellenti” presenti nell’edizione 2010-2011 di “Emilia-Romagna da Bere e da Mangiare” sono 10 nel Piacentino, 4 nel Parmense, 7 nel Reggiano, 4 nel Modenese, 14 nel Bolognese, 6 nell’Imolese, 8 nel Faentino, 1 nel Ravennate, 17 nel Forlivese, 8 nel Cesenate, 6 nel Riminese.
Degustate alla cieca insieme a tutti gli altri vini presentati in guida, le eccellenze hanno raggiunto la votazione di almeno 86 centesimi, tetto stabilito dalle due Ais territoriali per entrare nelle élite dei grandi vini emiliani e romagnoli. Le degustazioni sono state effettuate dalle commissioni di Sommelier Degustatori di Ais Emilia e Ais Romagna alla cieca, ovvero seguendo la metodologia e la scheda di degustazione adottata dall’Associazione Italiana Sommeliers, che prevede la valutazione in centesimi.
La guida verrà presentata ufficialmente il 26 settembre all’Ippodromo Arcoveggio di Bologna, in occasione della premiazione delle eccellenze.

2.5.09

Ciao!

Oggi, vi parlerò di un dolce tipico della provincia di Ferrara, nella regione dell'Emilia Romagna.

Come alcuni sapranno la nascita e la formazione della cucina ferrarese è molto legata alla presenza su territorio ferrarese della corte Estense, considerata luogo d'eccellenza per la ricerca culinaria del tempo. Presso la corte Estense, infatti, la cucina era una tra le arti più prese in considerazione tanto che qui ebbe modo di operare Cristoforo da Messisburgo considerato il padre della cucina moderna. Con questa premessa non ci si può che aspettare una ricca e elaborata fatta di preparazioni per le quali non solo si potevano sfruttare con sapienza le risorse che il territorio metteva a disposizione, ma grazie appunto alla corte Estense, anche materie prime di difficile reperibilità per l'epoca. E' questo il caso del panpepato per il quale è necessario l'utilizzo del cioccolato all'epoca considerato un bene di lusso. E' proprio in questo contesto che nascono non solo il già citato panpepato ma anche la salama da sugo in abbinamento al purè di patate, il pasticcio ferrarese e le tagliatelle. La salama da sugo è un particolarissimo salume da cuocere, saporito ed intrigante a base di carne suina scelta e macinata più o meno fine, vino rosso (preferibilmente non di bottiglia e piuttosto vecchio), sale, pepe nero, noce moscata, cannella e chiodi di garofano. Le origini della salama da sugo si potrebbero far risalire al XV secolo, quando si hanno le prime testimonianze scritte di Lorenzo il Magnifico. La cottura di questo salume prevede dei passaggi essenziali di preparazione, la salama da sugo deve, infatti, rimanere a bagno in acqua tiepida per una notte, in modo tale che le incrostazioni sulla superficie si ammorbidiscano e deve essere spazzolata delicatamente, quindi è necessario bollirla in acqua per quattro ore, meglio avvolta in un panno fine, senza che tocchi il fondo della pentola. Il pasticcio di maccheroni detto anche pasticcio ferrarese è costi tuito da una crosta di pastafrolla dolce ripiena di maccheroni pasticciati con ragù bianco, besciamella, funghi, noce moscata e tartufo. Il panpepato di Ferrara, invece, ha origini nel '600 nel Monastero del Corpus Domini di Ferrara su ispirazione di una ricetta del cuoco rinascimentale Cristoforo da Messisbugo. Si tratta di un dolce a forma di zuccotto preparato con mandorle, nocciole, canditi, spezie, cacao r ricoperto da cioccolato fondente. Il nome trae in inganno, di primo acchito farebbe venire alla mente un dolce pepato, invece nella ricetta non è presente il pepe, il nome deriva da una contrazione di Pan del Papa che divenne nel tempo Panpapato e successivamente Panpepato.



A cura di Margarita Reichert



9.4.09


Ciao!
Oggi vi presento questa ricetta facilissima da fare, sono
i Malfatti di spinaci... che piacciono tanto ai miei nipotini.






Ecco qua la ricetta...iniziamo con gli ingredienti:

INGREDIENTI per 4 persone(nella foto vedete doppia dose):
1000gr di spinaci surgelati
300gr ricotta fresca

50gr + 50gr di parmigiano grattugiato
2 uova
2 cucchiai colmi di farina "00"
sale, pepe, noce moscata
burro rosolato a piacere per il condimento


Scongelare gli spinaci surgelati in due dita di acqua bollente salata.
Scolare, lasciar raffreddare.
Passare la ricotta tre volte in uno schiacciapatate (o passaverdura) e metterla in una ciotola. Aggiungere le uova, 50gr di parmigiano, la farina, sale, pepe e noce moscata.
Strizzare bene gli spinaci e tagliuzzarli con un grosso coltello affilato. Unirli nella ciotola al resto degli ingredienti.
La ricetta originale prevederebbe qualche cucchiaio di bechamelle, ma io ne faccio a meno.
Mescolare bene.Aiutandosi con due cucchiai, fare con questo composto tanti mucchietti e posarli sul ripiano della cucina.
Mettere sul fuoco abbondante acqua salata, come per la pasta
Successivamente, fare rotolare le “palline” di spinaci una a una nella farina e riposizionarle sul ripiano.
Quando l’acqua bolle, buttare gli gnocchi nell’acqua bollente, scolarli con una schiumarola quando vengono a galla e adagiarli in una pirofila imburrata.
Condire i malfatti con burro fuso e 50gr di parmigiano grattugiato.

I malfatti possono essere preparati con qualche ora di anticipo. La pirofila va messa in forno a gratinare all’ora di cena.


A cura di Margarita Reichert

4.4.09

Il Sugoli: un dolce tipico della Pianura Padana.
È una ricetta che accompagna la vendemmia,
ma che si può eseguire anche in altri stagioni, sostituendo al mosto il vino .

Per iniziare con l'elaborazione del Sugoli, avremmo bisogno dei seguenti INGREDIENTI:

3 KG di Uva Bacò
150 GR di zuchero circa

200 GR di farina 0000
100 GR di polenta circa


Poi, ci mettiamo al lavoro!






Per primo dovremmo sgranare l'uva e lavarla bene. Metterla in una grande pentola con 2 bicchieri d'acqua e bollire tutto per 5 minuti.






Mettere l’uva in uno scola pasta e scchiacciare bene l’uva con un mestolo e schiacciare bene gli acini con le mani.






Passare il sugo con un colino per togliere i semi





Fare la pastella con il fiore e un po’ di succo d’uva e mettere a bollire ilrimanente succo.






Buttare la pastella nella pentola con lo zucchero e mescolar

e continuamente.

Quando inizia a bollire contare 5 minuti.




Versare nelle ciotole.

La consistenza deve essere un po’ più liquida del budino.


A cura di Margarita Reichert