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26.9.13



Intervista pubblicata dopo due anni della messa in onda. In omaggio al Dr. Pablo Verani, scomparso il 25 settembre 2013.
En homenaje a la figura del Dr. Pablo Verani, Ora Italia publica la entrevista realizada en el año 2011, a una de las personalidades más importantes de la Patagonia. Su familia, el fanatismo por Italia, su tierra de origen; y la elección de Abogacia como su carrera Universitaria "fuí a la Universidad porque me quedaba cerca de donde vivia". Historia y anecdotas de un italoargentino respetado y querido no solo en el entorno Politico.

"Penso che l'Italia sia il paese piu' bello al mondo, anche se credo ci sia un po' di fanatismo nel mio sentimento!" comincia cosi' l'intervista a Pablo Verani, ex-Presidente della Regione argentina del Rio Negro che lo ha visto come prima autorita' legislativa dal 1995 al 2003.
Una storia particolare, la sua, piena di ricordi e nostalgia per una terra amata e lontana. 

Pablo Verani e' nato nel 1938 in provincia di Piacenza, all'interno della famiglia Valiani - Verani, a cui appartiene ancora oggi una delle piu' importanti ditte coltivatrici di pomodoro. Suo padre era un uomo di grande compromesso politico, si era schierato ai partigiani della zona e non riuscì a vedere i suoi figli fino alla liberazione.
Nel 1947, l'intera famiglia Verani si trasferì in Patagonia nell'Alta Valle del Rio Negro, terra di italiani, lavoratori della terra e creatori dei canali idrici piu' importanti della zona. In questa terra patagonica continuarono con il lavoro in campagna e la produzione di pomodoro per l'esportazione.

Nel 1964, Pablo Verani ottenne il titolo di avvocato. "Anche se - ci racconta - avrei voluto studiare agronomia. Quando mi trovai a Bs.As e vidi che l'Università era troppo lontana da casa mia, cercai una piu' vicina e ricordai che la mamma mi aveva detto di studiare Giurisprudenza, allora presi la decisione e mi scrissi. Prima non capivo proprio niente, ero nato e cresciuto in campagna e non sapevo nemmeno cosa significasse essere avvocato. Dopo i primi due anni di studio ho iniziato a prenderci gusto".

Dopo la Laurea, Pablo Verani tornò nella sua Rio Negro dove dal 1980 entro' a far parte della UCR Unión Cívica Radical, partito con il quale vinse le elezioni del 1983 come Sindaco di General Roca, e nelle due elezioni dell'anno 1995 e quella successiva, dell'anno 1999 come Presidente della Regione di Rio Negro.
Nell'attualita' continua ad essere una figura importante nella politica provinciale e nazionale, essendo Senatore Nazionale per la Provincia del Rio Negro. 


nd.r. Audio intervista in spagnolo
Brano: "Il suono della domenica" - Zucchero

21.6.12

 
di Magalí Pizarro.

Si, la rete sorprende... 
una pubblicazione su facebook puo' essere molto di piu' di un semplice messaggio perso... 

Con Ora Italia ho il piacere di condividere ogni giorno pensieri e sentimenti con ognuno dei fans che partecipano, suggeriscono, domandano e criticano dando il loro contributo alla crescita del programma. 

Ora Italia ha una durata in onda di un'ora settimanale. Un'ora che si moltiplica durante tutta la settimana, dando spazio all'interscambio di idee, collaborazioni.
Ed e' anche la via di comunicazione fra discendenti ed il mondo che l'Italia riserva per loro. 

E' stato proprio un messaggio su facebook quello che ha portato me, conduttrice di Ora Italia, e Luciano Cutrera, fotografo di "Surea, magazzino di video regionali" a conoscere il Blog Diario Latino di Alessandro Giacopetti. 

Noi due eravamo alla ricerca di immagini per un cortometraggio che Luciano sta realizzando sulla storia del nonno, Franco Bela, di mestiere calzolaio, ed emigrato da Fermo nel dopoguerra. 
Ora, Franco si trova in Patagonia dove con i suoi 78 anni, continua ad essere il "cazolá" piu' apprezzato della citta'. 

Alessandro, cura con passione il blog che, con grande attenzione, segue i fatti, gli eventi e tutto quanto accade fra l'Italia e l'America Latina. 
Cosí, leggendo il nostro messaggio, Alessandro prese la videocamera ed e' andato in giro nella sua Fermo alla ripresa di immagini. 

Un contributo prezioso, nato dall'espontaneita', fra sconosciuti che pero' hanno a cuore la cultura e sono orgogliosi di essere italiani, ovunque si trovino. 

Vi invitiamo a sentire l'intervista realizzata ad Alessandro dove potete entrare in conoscenza delle sue attivita'. E certo... vi invitiamo anche a dare un'occhiata al blog: Diario Latino  

n.d.r: foto di Rodrigo Oñate A. - opera plastica del collettivo culturale La Mano. 

3.6.12

Felice giorno a tutti gli italiani in Argentina!!
Oggi, 3 giugno, festeggiamo insieme il Giorno dell'Immigrante Italiano. 
Giorno scelto dal governo in omaggio alla nascita di Manuel Belgrano, creatore della nostra bandiera e grande patriota, figlio di un genovese ed una "criolla". 
Le storie d'italiani in Patagonia e in Argentina raccolte da Ora Italia sono tantissime e le potete trovare qui, qui, e qui. 

In questi giorni daremmo vita anche ad un nuovo progetto intitolato "historias inmigrantes" attraverso il cui poter raccogliere tutte le storie fin'ora non illustrate della nostra bella e forte comunità italiana. Restate in onda! ;-) 

Gli italiani arrivati in Argentina lavorarono per fare di questo un paese migliore... 
vi lasciamo due video, il primo arriva da Salta, dove la famiglia Nanni continua al lavorare nella produzione del vino come tradizione famigliare portata da suo  bisnonno, approddato nel paese a fine 800. 
Il secondo arriva da Río Negro, in Patagonia, dove Franco Bela, di origine fermano (Le Marche) mantiene ancora l'antico mestiere di calzolaio, essendo il più riconosciuto calzolaio di tutta la città di Viedma e di tante generazioni. 


 
 

31.5.12



di @magapizarro - Ora Italia 

Che l'Argentina è lunga e piena di storie, lo sappiamo tutti.
Ma quante storie ci stanno dentro?
 Sicuramente tante.
Le conosciamo tutte?
 No, sicuramente no.

Ogni km che facciamo, ogni città che andiamo a scoprire, con fotocamera e mappa in mano, è un altro mondo.

E quel altro mondo ci stupisce.
Ci lascia senza parole, davanti a creazioni monumentali che non avremmo mai creduto di trovare in mezzo alla pianura pampeana.

Mi è successo a Saldungaray, piccolo paese che per conoscerlo e scoprire che non è un nome di brano musicale brasiliano devi - per forza - cercarlo su Google.

Con una semplice ricerca si arriva a scoprire che Saldungaray è nato come paese grazie alla costruzione di una piccola fortezza quando in questa terra rimaneva ancora una piccola quantità di indios. Il forte era il punto d'incontro delle forze armate guidate da Juan Manuel de Rosas nella "campagna al desserto", e rimase attivo fra il 1863 e il 1877.


Ma fu dopo, nel 1879, che Saldungaray cominció a crescere come popolazione anche se rimaneva sempre un piccolo paese di campagna.
In quello stesso anno, Pedro Saldungaray, di origine vasco-francese divenne proprietario di 2670 ettari, da lui deriverebbe poi il nome dato al comune.

La prima casa ed il primo albergo della zona nacquero nel 1901. Incredibile trovare in mezzo a quel paessaggio due costruzioni, le prime di un posto che ancora oggi fa fatica ad inserirsi nei percorsi turistici "tradizionali".

Il treno arriva a Saldungaray nel 1903 collegandola così alle città di Olavarría - Pringles e Bahia Blanca. Un anno dopo il paese arriva al punto massimo di organizzazione; si progetta la costruzione della Chiesa che si avvierà dopo nel 1905. E dal 1906 apre le porte la prima scuola del paese.

È curioso però sapere che la fondazione del comune avenne ancora dieci anni dopo. Quando l'erede di Pedro Saldungaray suggerì donare una frazione di terra e fondare il "grande paese", come venne denominato dai discendenti europei che li vi risiedevano.

Immersa nel verde dei colli di Villa Ventana, Sandungaray ebbe da sempre una grande produzione di prodotti agricoli di grande qualità e da qualche anno si caratterizza per essere una delle regioni vitivinicole più riconosciute della provincia di Bs.As. Rimane sempre da dire che anche se il paese è cresciuto in servizi, il numero di abitanti si è sempre mantenuto ed è il piccolo paese di entroterra, ricco di storie "paisane".

Ma... torniamo ancora alla storia. Saltiamo indietro fino al 1938.
L'anno delle grandi costruzioni, della nascita del Municipio, dei ponti sul ruscello Rivera, di quello sul fiume Sauce Grande, del Mercato Municipale, del macello e del grande monumento alle porte del cimitero. Tutti edifici nati grazie al lavoro del Deputato Santiago P. Saldungaray, nipote del fondatore.


E arrivati a questo punto devo esservi sincera: non avrei mai immaginato di trovare in un paese così minuscolo come Saldungaray un'opera architettonica dalle dimensioni gigantesche. 

Andando verso la strada che porta di ritorno a Villa Ventana, piccolo comune fra i colli, mi son trovata davanti ad un immensa porta, vestita da una costruzione circolare e, in mezzo, una croce a mio avviso "pazzesca" dove Gesù era rappresentato solo e unicamente dalla testa. 
Son rimasta a guardare il posto in silenzio, almeno durante 5  minuti. Guardare la vecchia costruzione, un po' scolorita, guardarsi intorno e non trovare nessuno... era senz'altro un po' tetro. 
Però è stato comunque il primo momento in cui mi sono fermata con piacere a guardare ciò che Salamone fece tanti anni fa: il cimitero. 

Fino a quel momento non sapevo esattamente chi fosse l'architetto. 
Arrivata a casa, sono andata di corsa a cercare qui, su Internet. E, indovinate! l'architetto era di origine italiana e si chiamava Francisco Salamone. 

Figlio d'italiani provenienti da Catania, Sicilia, Francisco, uno dei 4 figli Salamone, nacque a Bs.As il 5 giugno del 1897.

Finita la scuola, Francisco Salamone decise di dedicarsi all'architettura come suo babbo. Così inizio i suoi studi nell'Università Nacional de La Plata e li concluse a Cordoba. Nel 1917 ricevete la Laurea di architetto e ingenero.

Ma le sue opere arrivarono alcuni anni dopo, più precisamente a partire dal 1930, momento in cui Salamone lavorò, in provincia di Cordoba, nella pavimentazione di gran parte della provincia, però, con la difficoltà di lavorare per un governo corrotto e non poter portare a termine i suoi progetti, dovendo tornare in provincia di Buenos Aires.

In quegli anni il governatore della Provincia di Bs.As era Manuel A. Fresco, amico di Francisco che l'incaricò la costruzione di tutti gli edifici pubblici della Pampa humeda.

Cimiteri, edifici comunali, monumenti e macelli sono state le opere significative che Salamone portò a termine in tutta la provincia in 4 anni di lavoro! si, dal 1936 al 1940. Tracciando un percorso di patrimonio architettonico e artistico unico e di grande rillievo per la comunità italiana nel mondo. 

Gli affezzionati di Salamone vengono in queste terre per scoprire (e documentare in fotografie) le sue opere e addentrarsi nel mondo argentino della pampa, la campagna, i sapori e i colori unici che questa terra regala.

Ma oltre ad essere un grandissimo (scusateci se non siamo obiettivi a volte) architetto, si dedicò anche a far politica, arrivando a presentarsi come candidato a Senatore provinciale dell'Unión Civica Radical senza maggior successo. 
La sua famiglia? ... Francisco sposò una ragazza inglese con cui ebbe quattro figli. Proprio come suoi genitori italiani. 




17.5.12


" Tra canti, nasce il fior di farinabianca e genuina e mentre s'impasta ecco che nasce una gran pasta. [...] Ed è già festa mentre il cuor si emoziona ricordando quei
sapori che il tempo trattien,
nell'assaggiarti
il gusto trionfa nel sapore.
Delizia nel cuore
che un piccolo chicco di grano dona
per nutrir la vita ancora, di bontà..."
Grano Mio di Alberto Presutti. 

Cosa significa fare la pasta per te? 
lo chiediamo in giro, a tante nonne e mamme italiane della Patagonia. 
E la loro risposta non si fa aspettare. Per loro è un atto d'amore, è creare, onorare ed è un insieme di momenti vissuti e condivisi.

Eh si! perché la pasta unisce tutti. In una stessa tavola o in giro per il mondo. La pasta è la pasta e nessuno sa dire di no a un bel piatto di tagliatelle o di tortellini.
Ma quante sono le persone che ancora oggi mantengono la tradizione della "pasta fatta in casa"?
Purtroppo non è più come una volta. Quello che era un abitudine, diventa pian piano una tradizione che, nelle grandi città, va a perdersi.
Cosa facciamo se a casa nessuno ha tempo di dare vita ad un bel piatto di pasta? 
 Noi abbiamo già deciso.... e anche se ci rimane un pò fuori mano, prendiamo l'aereo e busiamo la porta di "Pastificio Savioli" a Milano.
Un negozio caldo e accogliente gestito dalla nostra amica Sabrina Savioli, figlia e nipote d'arte pastaia. Nata a Milano, ma emiliana d'origine, Sabrina ci racconta di essere nata fra farina e ricette di famiglia. 
 "Il mio lavoro - dice Sabrina -  è bellissimo e da grandi soddisfazioni. Il negozio è stato aperto negli anni '60 da mia nonna Maria, e l'eredità è passata a me".
Nonna Maria (fondatrice) ed Elide, sua collaboratrice.

È chiaro che a casa di Sabrina la pasta fatta a mano non mancava mai! 
Ma, c'è qualche segreto nelle ricette di famiglia? 
Secondo lei c'è solo "la passione, i prodotti freschi e i tempi di cottura". 
 A questo punto noi abbiamo già deciso cosa portarci nella Patagonia fredda d'autunno: i tortellini. "Secondo me - dice Sabrina - i tortellini di carne sono la scelta migliore perché il piatto che caratterizza di più la mia famiglia; è la ricetta di mia nonna (emiliana, nata in provincia di Modena) che non è cambiata mai in quest'ultimi 50anni". 

























30.8.11

FIRENZE\ aise\ - In America del Sud tutti lo conoscono come Don Patagonia. In Italia solo pochi hanno sentito parlare di Alberto Maria De Agostini, singolare figura di missionario, fratello del più ben noto De Agostini editore. Don Patagonia è stato molto altro ancora: geografo, alpinista, esploratore. Un uomo controcorrente che ha testimoniato con coraggio il massacro dei nativi dell’America australe.

Tito Barbini ha voluto colmare questo vuoto e rendere giustizia a un personaggio che come dice lui stesso "c’è un grande bisogno di ricordare". E lo fa a modo suo, attraverso un’appassionante diario di viaggio sulle tracce di questa straordinaria figura. Viaggio nello spazio, ma anche viaggio nel tempo, all’interno delle memorie personali, uno stile a cui ci ha abituato Tito Barbini da quando iniziò la sua avventura sulla pagina con il suo libro dedicato alla Terra del fuoco, Antartide, di cui questo suo ultimo rappresenta la naturale prosecuzione.

"Il cacciatore di ombre. In viaggio con Don Patagonia", nelle librerie italiane dal 7 settembre nella collana Off the Road di Vallecchi, è un libro crepuscolare che crea corrispondenze tra passato e presente, si interroga sul genocidio delle minoranze autoctone e sui crimini della dittatura militare, restituendo vita alle tante ombre di cui si popola il racconto. Ombre di vittime e ombre di carnefici. Su tutte, quella di un uomo che cercò per ognuno un’alternativa a un destino segnato.
L'autore del libro, Tito Barbini,  ha un passato di impegno e incarichi politici nelle istituzioni pubbliche della Toscana, giovanissimo sindaco a Cortona, poi presidente della Provincia di Arezzo e assessore alla Regione. Oggi viaggia molto e ne scrive con passione. Nella collana Off the road ha già pubblicato "Caduti dal muro", scritto insieme a Paolo Ciampi, e "I giorni del riso e della pioggia"; altri suoi libri sono "Le nuvole non chiedono permesso" e "Antartide". 

Per chi volesse saperne di più, Tito Barbini ha un blog personale www.lenuvolenonchiedonopermesso.blogspot.com

18.8.11



Dalla Romagna in Patagonia, da Montescudo a Viedma. E' stato un lungo viaggio oltreoceano, dall'Adriatico all'Atlantico, quello percorso dai montescudesi emigrati a fine ottocento. 
Partenza dalla collina, arrivo in pianura. Un po' mancava il verde dei Colli Riminesi, la piadina ed il Sangiovese. La "nostalgia di un passato" immortalata da Raoul Casadei nelle note di Romagna Mia, faceva da colonna sonora alla vita in Patagonia.  
Sono state venticinque le famiglie romagnole approdate a Viedma. La meta' era partita da Montescudo, un paese dell'entroterra riminese delle origini antichissime (si pensa all'epoca dei celti e gli etruschi). 
Panoramica da Montescudo

E' proprio con Montescudo che Magalí Pizarro, conduttrice di Ora Italia, si e' collegata via Skype per condividere con i radioascoltatori la 39° edizione della Sagra della Patata e Festa degli gnocchi organizzata dalla Pro loco in contemporanea alla 11° Fiera dei prodotti agricoli e artigianali del Comune.
La Patata, regina della fiera.
Durante la manifestazione Montescudo si propone come meraviglioso angolo di storia e natura a pochi passi dal mare, dove si possono gustare i rinomati gnocchi, baccalá con patate, piadina e ricette particolarissime come i dolci ed il gelato di patate. Nella Fiera dei Prodotti Agricoli e Artigianali locali e' possibile trovare la patata montescudese, il vino locale "Monte dello Scudo", Sangiovese superiore d.o.c, l'olio "Arimolo" prodotto dalla Cooperativa degli Olivicoltori dei Colli Riminesi, le terracotte e manifattura locale artigianale. 
Un'attrattiva assolutamente da non perdere a cui, anche noi di Ora Italia montescudesi di quarta generazione, non abbiamo voluto mancare. 

Durante la diretta radiofonica abbiamo sentito le autorità del Comune; il Sindaco Ruggero Gozzi e il Vice Sindaco Enrico Conti. E per chiudere la diretta, abbiamo parlato con Jessica Logarzo, argentina residente in Romagna da ormai ventiquattro anni. 

Sapere dell'esistenza delle famiglie emigrate in Patagonia e' stata per il Sindaco Enrico Ruggero "una novita' che ci fa molto piacere perché c'e' sempre stato un anelo di congiunzione, oggi possibile grazie al Web".
E' stato grazie al Web infatti che siamo riusciti a volare verso Montescudo sulle parole del Vice Sindaco Enrico Conti che, con una descrizione  splendida del posto, ci ha fatto sentire il caldo di quella terra, l'aria di mare ed i suoi sapori, "Montescudo e' un balcone sul mare, in questo momento vedo tutta la Riviera da Cattolica a Cesenatico. Alla nostre spalle, sorge San Marino. Siamo in un posto meraviglioso".
  Un posto meraviglioso non solo per le caratteristiche naturali ma anche per "la tranquillità", quella che "le citta' come Riccione non hanno", ci dice Jessica Logarzo, argentina, 33 anni, emigrata dall'Argentina nel 1987 insieme alla famiglia . "Sono arrivata ai nove anni. E non tornerei in Argentina, non per viverci, perché i costumi non solo gli stessi". 

Emigrazione e immigrazione. Andata e ritorno. Radici che non si scordano, nuove generazioni legate ad una terra che non li appartiene direttamente  ma attraverso i "racconti", le "ricette" e il "dialetto", e che sentono sua anche se pure mai conosciuta. Questi sono gli italiani nel mondo. 

Vogliamo ringraziare l'Assessore Gilberto Arcangeli per l'organizzazione del collegamento. E a Matteo per l'aiuto tecnico che ci ha dato!

14.7.11

La mostra verra' inaugurata questo venerdi' 15 luglio alle ore 17.30 presso l' ex Convento di San Domenico, via Buccio da Ranallo 65/A, all'Aquila.

E' spesso la realtà ad ispirare l'opera di Raul Rodriguez. Sia che derivi da fatti di cronaca, memorabile resta l'installazione dedicata all'eccidio di piazza Tien'anmen, sia che nasca semplicemente dall'osservare la realtà; dal guardare attentamente quello che ognuno di noi ha la fortuna di avere intorno a se quotidianamente. Siano campi sterminati o foreste, città o piccoli borghi. Tutto può diventare fonte di nuove creazioni, così anche le radici, simbolo di forza e potenza della natura e iconografia per eccellenza del legame fortissimo con madre terra, diventano soggetto perfettamente riconoscibile negli ultimi lavori che Raul Rodriguez propone in questa mostra che porta proprio il titolo: “Radici”.

Ed è questa, senza tanti giri di parole, la genesi delle opere esposte. Le Radici possono diventare tutto anche mostri enormi e tentacolari nell'installazione che da il titolo alla mostra e dove è ben evidente il confronto tra esse e l'uomo, moderno però perché ridotto a sagoma tanto da sembrare un omino appena uscito da un'opera di Keith Haring. Inizia così il percorso alla scoperta di questi oggetti fatti di tutto e si parte sempre dalle radici...poi, mano a mano che guardi e capisci, leggi altro. Ti rendi conto che queste radici possono diventare alberi e rami, ma anche case e palazzi e opere d'arte nell'opera d'arte. Così dalla radice si arriva alla sagoma di un trittico rinascimentale dalla tipica cornice dorata dove però al posto della rappresentazione lo sguardo si perde in un azzurro intenso; in “un cielo senza riparo”.

Da qui il pensiero corre veloce all'altro e profondo significato che la parola radici porta in sé. Quello del legame con la propria terra, con la propria storia e con la propria memoria.

Immediato scatta allora il rimando al terremoto per chi come gli aquilani e come Raul Rodriguez argentino ma ormai aquilano d'adozione, hanno vissuto e sperimentato la forza devastante della natura, il suo potere di sradicamento e rottura. Così il ritorno alla radici diventa anche ritorno alla propria e alla storia comune. Una storia da non perdere nonostante tutto, perché unico e solo legame con la propria terra, con la propria città, con la propria memoria senza la quale è impossibile andare avanti ricostruire o ri – costruirsi. Proprio come gli alberi forti e generosi perché ben saldi alla terra grazie alle loro radici.

La mostra resterà aperta fino al 28 luglio dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 18.00

comunicato stampa Raúl Rodriguez.

4.7.11

L'Associazione nacque sotto la forma di un'Associazioni di Mutuo Soccorso, ed è stata sin da subito punto d'incontro degli italiani che erano emigrati a "los Andes" patagonici dopo la prima Guerra Mondiale. Oggi, dopo 90 anni di storia, l'Associazione è il maggior referente nella diffusione della lingua e la cultura italiana per tutta la città andina. 

El día 3 de julio de 2011 se cumplieron 90 años de vida de la Asociación Italiana de Socorro Mutuo “Nueva Italia”, una entidad sin fines de lucro que desde 1921 funciona en Bariloche como un lugar de encuentro para la comunidad, un espacio en donde cultivar los puntos en común entre dos culturas que van de la mano en tantos aspectos: la argentina y la italiana.

Pero para entender sus orígenes, y lo que significa el largo camino recorrido, debemos mirar atrás, situarnos en un momento histórico pleno de cambios, incertidumbres y sueños. Hablamos de la verdadera epopeya que vivieron tantos inmigrantes provenientes de diversas regiones de Italia, apenas concluido el horror de la Primera Guerra Mundial. No traían casi equipaje, sino sus historias, deseos y proyectos para una nueva tierra. Buscaban la esperanza, el trabajo, la paz. Y debieron luchar no sólo para ser aceptados e integrarse a un nuevo país, sino también para construir un futuro para sus hijos, sorteando todo tipo de obstáculos.
En cada una de esas personas siempre hay una historia que nos conmueve, que nos invita a reflexionar sobre el sentido que tiene dejar la tierra en donde nacimos y descubrir otros mundos, aprender otras culturas.
En ese contexto, la Asociación Italiana de Socorro Mutuo “Nueva Italia”, desde su fundación aquel 3 de julio de 1921, se convirtió en el lugar de encuentro de estos inmigrantes. Los primeros fueron un grupo de Belluneses llamados por su connacional a construir un Bariloche donde todo estaba para hacer, pero inmediatamente se fueron sumando otros italianos que venían a concretar sus sueños y más adelante las nuevas generaciones de hijos de italianos que ya crecieron en tierras patagónicas. La Asociación fue el espacio en donde se fortalecían los lazos de tantas personas que, en plena posguerra, buscaban un nuevo horizonte en Bariloche.
Así, la Asociación Italiana se fortaleció bajo el espíritu del mutulismo, de la ayuda recíproca, del placer de encontrarse y cantar las viejas canciones compartidas. Todo era posible, como cuando alguna enfermedad exigía el apoyo y hasta el traslado de un socio a otros centros hospitalarios. Entonces, el conjunto de los asociados se solidarizaba y facilitaba el acceso a la asistencia médica.
Italiani a Bariloche 
Aquella "gran inmigración" tuvo su interrupción como consecuencia de la Segunda Guerra y los italianos que vivían en la zona debieron contentarse con las noticias que les acercaban los parientes y amigos que permanecían en Italia. Cuando finalizó la contienda, un nuevo flujo migratorio llegó a Bariloche. A los recién llegados se los bautizó “i nuovi italiani”. No fue fácil que se entendieran con los “viejos” pero en definitiva, como ellos, habían sufrido una guerra. Estaban unidos por las mismas ganas de hacer, de construir, de buscar la paz y la esperanza.
Con los nuevos aportes, la Asociación tuvo oportunidad de crecer. Paso a paso y recorriendo un largo camino de pequeños y grandes proyectos, a medida que Argentina fue transformándose también lo hizo la comunidad italiana de la ciudad cordillerana.
La comprensible nostalgia por el país natal fue dejando paso a la construcción de una nueva identidad argentino-italiana, llena de ideas para fortalecer a la comunidad barilochense que crecía. La Asociación redefinió sus objetivos con ese norte: promover la difusión y el conocimiento de los idiomas castellano e italiano y la cultura de ambos países, formando parte al mismo tiempo del pasado y del presente de la propia Italia.
Las nuevas generaciones profundizaron esa transformación. De la mano de los italianos que llegaron en la posguerra y de los hijos de aquellos primeros inmigrantes, llegaron también otros objetivos, saberes y tecnologías, al servicio de un amplio cambio socio-cultural, que encontró en la educación y el aprendizaje un terreno fértil en el que había mucho por hacer.
Se abrió un nuevo camino para la Asociación: este sentido de identidad a través del trabajo en común y del aporte comunitario como valor se cristalizó con la fundación en 1980 del Instituto Dante Alighieri, un proyecto educativo de gestión escolar que continuó y profundizó aquella iniciativa original de las Damas de la Asociación, que ya en 1968 habían constituido el Centro Italiano de Cultura en Bariloche.
La fundación de la escuela no fue tarea fácil, pero el sueño de muchos socios la hizo realidad. La Asamblea de socios del 25 de Setiembre de 1978 reafirmó el camino: se apostaba a la cultura y el idioma, y a partir de allí fueron sus presidentes y el conjunto de los integrantes de sus Comisiones Directivas quienes con mucho trabajo, tenacidad e ingenio llevaron adelante este desafío, aglutinando el trabajo de quienes apostaron a la iniciativa.
Piazza Italia, Bariloche. 
A partir de los comienzos de la década del 90, ya con la escuela encaminada, estos referentes de la Asociación dieron paso a la nueva generación, sus hijos, quienes imbuidos de ese espíritu pionero llevaron adelante la entidad, aportándole con su espíritu joven una nueva dinámica y concepto en la meta a conseguir; se apostaba en forma moderna a la calidad educativa, a cuidar y mejorar su patrimonio enfrentando las crisis económicas, sin descuidar sus raíces.
Hoy, el Instituto Dante Alighieri es un verdadero referente en el ámbito educativo no solo de la ciudad de Bariloche, sino de la Patagonia. Lo que comenzó como un jardín de infantes en 1980 es, 31 años después, una escuela sólida, de vanguardia y con una identidad definida. Se ganó con su prestigio el reconocimiento en el conglomerado de escuelas ítalo-argentinas del país brindando una formación académica de alta calidad en sus tres niveles (Inicial, Primario y Medio) y que actualmente cuenta con 600 alumnos.
A través de este sueño cumplido, la escuela rescata y transmite los mismos valores que la Asociación impulsa desde hace 90 años: el respeto por la vida, la honestidad, la solidaridad, el esfuerzo sostenido y el buen humor. Son los valores que constituyen la identidad de todas las generaciones que a lo largo de casi un siglo contribuyeron y contribuyen a pensar, hacer y transformar la realidad de Bariloche.

Fuente: ANBariloche 

17.4.11

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“Le fiabe sono vere perché costituiscono una spiegazione generale della vita, un catalogo dei destini che possono darsi ad un uomo e ad una donna" (Italo Calvino, Fiabe Italiane).
  
Manuela Chiaffi e', come dice lei stessa, "un'amante di storie e fiabe". E crede "nel potere dei libri per ragazzi come veicolo di educazione e come strumento di conoscenza del mondo".

La sua formazione come narratrice si sviluppa nella  Scuola di Teatro Galante Garrone di Bologna e attraverso percorsi di ricerca e formazione.
Come insegnante invece, ha ottenuto una "doppia" Laurea in Scienze della Formazione Primaria
e un Master di perfezionamento di Scienze dell'educazione sul coordinamento di servizi per l'infanzia.

Sempre sulla via dei libri e delle storie per grandi e piccini, Manuela svolge la sua professione da insegnante e collabora con biblioteche e scuole per la progettazione di percorsi per la promozione alla lettura, narrazioni e corsi di teatro per ragazzi.

La sua passione per la lettura e i viaggi l'hanno spinta a fare ricerche sui libri per ragazzi da tutto il mondo portandola a soggiornare in Asia durante piu' di un anno, dove ha lavorato come insegnante di teatro alla Global Indian international school di Kuala Lumpur in Malesia e come storyteller per diversi enti.

In questo 2011 Ora Italia vede al suo interno un grande movimento, con tante nuove rubriche e collaborazioni che, oltre a far crescere la nostra trasmissione, scaldano il cuore.
Ed e' cosi' con questa intervista a Manuela Chiaffi che vi volevamo anticipare la creazione di una nuova rubrica dedicata alle storie e fiabe tradizionali che andra' in onda mensilmente e per la prima volta il sabato 7 maggio.

22.6.10

Sophia Loren e Nino Ricci.

Il suo primo viaggio in Italia gli ha cambiato profondamente la vita, segnando il suo futuro di letterato. Dalla sua opera “Le vite dei Santi” è tratta una fiction con la Loren.



"Avevo dodici anni quando visitai il Molise. Quel viaggio cambiò letteralmente la mia vita: per la prima volta capii il mondo dei miei genitori e la sua complessa cultura”. Inizia con questi ricordi il racconto di Nino Ricci, nato a Leamington, in Canada, nel 1959. Già ai tempi del liceo era una celebrità perché divorava libri e scriveva storie a ritmi da primato, “ma ad impressionare era più che la qualità, la quantità”. Un amore per la letteratura instillato dalla sorella e che l’ha portato ad essere uno degli scrittori italo-canadesi più apprezzati e tradotti nel mondo. Due le lauree a supporto di questa passione, in Letteratura Inglese presso la York University di Toronto, e in scrittura creativa e letteratura canadese alla Concordia University di Montreal, e non poteva mancare un soggiorno a Firenze per studiare la nostra letteratura. Oggi Ricci vive a Toronto e la sua principale occupazione, chiaramente, è la scrittura.

Nel 1990, con Lives of the Saints ottiene il Books in Canada First Novel Award e il Betty Trask Award in Inghilterra; prima opera della trilogia composta da In a Glass House (1993) e Where She Has Gone (1997) raccolte in La terra del ritorno. Ma alla domanda quale sia la filosofia di questa trilogia, risponde: “Non sono sicuro che si possa individuare una filosofia o un messaggio nei miei romanzi. Credo che la letteratura esplori le complessità dell’essere uomini. L'esperienza dell'emigrazione mostra molte complessità: l'identità, la casa, la terra madre e così via, e mi ha offerto un'ampia tela su cui lavorare. Sono stato anche colpito dai vari miti come la terra promessa, il viaggio epico e dal sentimento che alla fine dell’esodo c’è una terra perduta cui ognuno mira di ritornare, come Ulisse dopo la guerra di Troia. Nei romanzi cerco di esplorare le dinamiche familiari e sociali, l'interrelazione tra religione e immaginazione, cerco un conflitto, in Vite la tensione tra l'individuo e la moralità sociale, in Where she was gone l'amore familiare e quello sessuale”.

Da Le Vite dei Santi, tradotto in 15 lingue, è stata tratta una fiction trasmessa da Mediaset, con Sophia Loren come protagonista e Sabrina Ferilli. “Il personaggio della Loren ne La Ciociara mi è stato d'ispirazione per la figura della madre, averla nel film equivaleva ad un valore aggiunto”. Ricci, con una punta di rammarico, sostiene che “lo script si è allontanato molto dalla trilogia. Ma questo capita con i film, spesso un oggetto a sé stante e non uno specchio del libro. Il risultato è che non sono riuscito a sentirmi realmente connesso con il pubblico italiano. Milioni di persone hanno seguito il film, ma non hanno visto qualcosa venuto dal mio cuore”.

Nino Ricci scrive in inglese ma le sue opere sono impregnate di radici italiane “cui sono profondamente grato perché mi hanno consentito un accesso alla cultura italiana che va ben oltre le nozioni, una cultura che mi arricchisce immensamente e allarga i miei orizzonti e la mia umanità. Allo stesso tempo sono grato al mio essere canadese perché qui avverto una libertà che non credo sia possibile altrove. E come sempre, cerco di attingere le mie influenze dovunque e di essere consapevole dei molti fili che si legano insieme per creare un'identità”.

Tra i suoi ultimi lavori, Testament con cui ha vinto il Trillium Book Award 2002. Oggi è immerso nella sua prossima opera, un romanzo su uno scrittore di successo di 50 anni che va incontro a una crisi di mezza età, “ma - precisa - non è una storia autobiografica”.

Giovanna Chiarilli – IL PUNTO

30.3.10

dal sito ReportER
El Convoy Presidencial en Valcheta - Il Presidente scende dal Treno






















Lo scorso 20 marzo si sono celebrati i 100 anni dell’evento più importante della Linea Sud del Territorio Nazionale del Rio Negro. Il giorno in cui si inaugurò il primo “pezzo” delle Vie Ferroviarie dello Stato che va dalla costa Atlantica a San Antonio Oeste fino ad arrivare al paesino di Valcheta.

La costruzione delle Ferrovie dello Stato fra San Antonio Oeste e il Lago Nahuel Huapi – che sarebbe durata più di 25 anni- fù favorita dal Ministro Ezequiel Ramos Mexia, titolare delle deleghe nazionali di Agricoltura e Costruzioni Pubbliche durante quelli anni. Ramos Mexia aveva in mente la realizzazione di 3 grandi vie patagoniche, che avrebbero unito porti e popoli con chiaro senso di unita’. Erano state progettate anche le linee Comodoro Rivadavia-Colonia Sarmiento; Puerto Deseado- Colonia Las Heras; e quella che, attraversando tutto il Sud del Rio Negro, avrebbe collegato San Antonio Oeste-Nahuel Huapi.

Questo diagramma si sarebbe realizzato con una via che correva da nord verso sud, ai fianchi della Cordillera de los Andes. Gli studi precendenti alla costruzione sono stati affidati al Geologo statunitense Bailey Willis; e per la direzione tecnica fu chiamato al lavoro un giovane Ingegnere italiano che aveva fatto esperienza nella costruzione della prima linea della Metropolitana di Buenos Aires: Guido Jacobacci, nato a Modena nel 1864. laureato a Torino ed emigrato in Argentina nel 1890 dove sposò Cecilia Pelazqui, mamma dei suoi quattro figli. Dal 1906 si impegno’ nello studio della costruzione del Porto di Buenos Aires e disegno’ le vie nel luogo della Metropolitana.
Oltre a tutto questo lavoro’ nelle vie ferroviarie di Patquía -Chilecito, nella Rioja, e nella Villa María-Rufino, in Córdoba. Nel 1908 fu nominato dal ministro di Costruzioni Pubbliche, Dr. Ezequiel Ramos Mexía, capo delle Ferrovie Patagoniche, per dare avvio alla costruzione della linea ferroviaria fra San Antonio e il lago Nahuel Huapi.


I lavori iniziarono alla fine del 1908. Con l’installazione del molo di Punta Verde, nello stesso posto dove oggi la Comuna di San Antonio Oeste creò un balneario maritimo d’immensa bellezza. Li’ arrivarono, nelle navi di oltremare, tutti i materiali, le rotaie, traversine e chiodi, tre gru di grande misura, attrezzi di diverso tipo e la prima locomotiva importata da Inghilterra quasi interamente disarmata.
San Antonio Oeste esplodeva di attivita’, con profumi, sapori, suoni nuovi e un’interessante miscela di lingue che i tecnici e operai portavano con se’.
E dove soprattutto l’italiano prevaleva sulle altre. Dato che Jaccobacci si era portato con sé tanti altri italiani, Emiliano Romagnoli anche loro, come Giuseppe Savioli proveniente da Forlì – Cesena e poi Liguri, Pugliesi, e tanti altri ancora.
Una situazione totalmente nuova, ben lontana dall’immaginario dei pioneri che vi si trovarono comunque coinvolti.
Il ritmo di lavoro era ottimo. Si collocavano 600 metri di via al giorno e si trasportavano 140 tonnellate di carica utile, fra zavorra, vie, attrezzi, provisioni per gli animali e altro.
Nel dicembre del 1909 si finirono di costruire i primi 100 km di ferrovie e agli inizi dell’anno seguente le ferrovie erano arrivate fino a Valcheta.

Adolfo Fragoza, lavoratore ferrroviario, scriveva nel suo libro “Paralelas de Acero” su quel 20 marzo 1910, giorno dell’inaugurazione delle ferrovie: “All’arrivo di materiale nuovo si aggiungeva l’arrivo dell’acqua e così si produce l’inaugurazione del primo tramo di via fra San Antonio e Valcheta, il 20 marzo 1910, con la presenza del Presidente de la Nazione Dr. José Figueroa Alcorta, accompagnati dal Ministro di Costruzioni Pubbliche Dr. Ezequiel Ramos Mexía, e il Dr. Roque Sáenz Peña, successore nella Presidenza della Nazione di Figueroa Alcorta.

L’inaugurazione ufficiale dei primi 100 kilometri di vie si portò a termine nel fienile di cariche impiazzato a Valcheta dove arrivò il treno presidenziale.
Il presidente era arrivato fino al porto di San Antonio nella nave a vapore di Fiume “Mitre” assieme al suo comité e ai marinai di Porto Belgrano.
Il passo del Presidente in questo paese fu salutato dai presenti con grande allegria, con grandi cartelli di benvenuto. Uno dei quali diceva testualmente: “Nel 1810 si diede vita ad una nuova nazione, nel 1910 si apre alla vita una nuova regione”.
Si era conclusa la tappa più importante del progetto di linea ferroviaria che avrebbe segnato un grande cambiamento nella vita di tutti gli abitanti della regione.

16.8.09

di Mina Cappussi -

In MOLISE un corpo di ballo, diretto da Valeria Bratelli, crocevia di culture rappresentate dalla fusione del Tango Argentino con le danze della tradizione italiana.

Sono partiti dall’aeroporto di Buenos Aires questa mattina, provenienti per lo più da Mar del Plata. Tappa a Roma e poi direttamente in Molise, ospitati a Mafalda. Si tratta di Valeria Lujan Battelli, Cintia Paola Barragan, Jose Federico Manzo, Graciana Antonela Arias, Lucas Luis Paoli, Noelia Debora Varanini, Maria Amalia Ortiz, Nahir Magalì Panunzio, Maria Eugenia Manzo, Maria Florencia Manzo, Lucia Macarone, Noelia Izzi, Claudio Esteban Giordano. Fanno parte del corpo di ballo “Terra Nostra” dell’Associazione Mafaldese di Mar del Plata, in Argentina, presieduta da Angelo Palena, che porta in tournee in Italia, nel Molise, assieme a Marcelo Ranellucci, lo spettacolo “Nostalgia”, grazie ad un progetto che è stato finanziato dalla Presidenza della Giunta Regionale del Molise, Servizio Molisani nel Mondo, che fa capo al governatore della Regione, Michele Iorio.
Nostalgia - una historia para no olvidar - è uno spettacolo originale, nato dalla fusione del tango argentino con le danze tradizionali italiane e molisane. Coreografie incredibili, tecnicismo e carattere, ritmo e sincronismo: sono questi gli elementi di forza del balletto che ha portato Nostalgia al successo, grazie all’idea di ripercorrere l’esperienza dell’emigrazione, raccontandola con gli occhi di chi l’ha vissuta, ma dal punto di vista dell’arte, della musica, dello spettacolo che parlano un linguaggio universale fatto di segni e di simboli, tramandati attraverso la tradizione e riproposti in una chiave moderna che viene fuori dalla fusione di due mondi, quello italiano e quello argentino.
Esperienze a confronto, che si toccano e si compenetrano dando vita a nuove forme espressive. Sublime il tango dalla sensualità ruggente, mitigato, eppure a momenti rinvigorito dalla passione di chi ha lasciato la propria terra, portando con sé la forza degli antichi sanniti, il sacrificio, l’orgoglio, la tenacia delle genti del Molise. E’ un viaggio a ritroso nel tempo, questa proposta coreografica che arriva dal Sud America, che serve a spiegare il senso del distacco, la difesa delle proprie radici, il nuovo ancoraggio nel Paese d’adozione, l’azione alchemica compiuta dalle nuove generazioni, divise tra il retaggio ancestrale degli avi e il mondo che li ha accolti.
Nei passi di danza, in punta di piedi, la storia stessa dell’emigrazione si fa racconto doloroso ed esaltante, grazie a questi ragazzi che hanno saputo cogliere il nesso tra due culture come occasione di crescita e di stimolo.
Il gruppo Terra Nostra si è esibito nel corso della visita istituzionale che la Regione Molise, capitanata da Teresio Onorato, dirigente responsabile del Servizio Molisani nel Mondo, ha compiuto di recente in Argentina e nel Sud America, dove si è svolto il Consiglio dei Giovani Molisani nel Mondo. I ragazzi, 16 elementi, tra maschi e femmine, sono tutti originari di Mafalda ed è stata proprio l’Amministrazione del piccolo comune matesino ad offrirsi di ospitare i figli e i nipoti dei tanti mafaldesi partiti negli anni dell’emigrazione, coadiuvando l’azione del Servizio Regionale per i Molisani nel Mondo. La tournee si aprirà con l’esibizione a Duronia, in piazza San Marco, mercoledì 19 agosto. Il 21 agosto sarà la volta di Colli al Volturno (piazza R. Elena), il 22 agosto a Mafalda (piazza della Libertà), 23 agosto a Campobasso (piazza Prefettura), 25 agosto a Riccia, 27 agosto a Macchiagodena (piazza De Salvio), 29 agosto a Vastogirardi (borgo medioevale), 30 agosto a Castelpetroso (Auditorium Santuario Addolorata) e il 31 agosto a Isernia (piazza San Giuseppe Lavoratore – San Lazzaro).


El grupo de danzas italianas “Terra Nostra” tiene sus orìgenes en el año 1991, cuando su creadora, Valeria Battelli junto a un grupo de niñas de raices italianas comenzaron a trasmitir a travès de sus coreografias todos sus conocimientos.
Comenzò a ver sus logros luego de un importante crecimiento hacia el año 2001 cuando obtuvo su primer lugar en la etapa interregional de los Torneos Juveniles Bonaerenses representando al Partido de Gral.
Pueyrredòn (categoria danza internacionales), y el primer y segundo puesto en las Olimpiadas de Federacion de Sociedades Italianas de Mar del Plata y zona, en el año 2001 y 2002.
Se presentaron en programas televisivos, eventos culturales d la ciudad de Mar del Plata, Necochea, Tandil, Buenos Aires, Mendoza y Rosario, siendo aplaudidos por los màs diversos pùblicos, logrando llevar las tradiciones italianas con orgullo y buen gusto.
El grupo folclorico interpreta danzas tìpicas como tarantelas, mazurcas, quadriglias, polkas, como asì tambièn danzas contemporàneas, se encuentra integrado por jòvenes de ambos sexos con edades que van desde los 14 a los 26 anos.
Dall’Argentina, solo qualche mese fa, era arrivata anche la rappresentanza di calcio per un indimenticabile torneo guidato da Armando Manzo, dell’Unione Regionale del Molise di Mar del PLATA, nell’ambito di un progetto sportivo sempre finanziato dalla Regione Molise.
Per il momento tutte le altre iniziative sono ferme, dato che c’è una denuncia, presentata dal consigliere regnale del PD, Michele Petraroia, per il fatto che tutte queste attività siano state portate avanti in mancanza di approvazione del Piano Triennale che, a titolo di cronaca, ad oggi non è stato ancora approvato dal Consiglio Regionale del Molise. Per cui, se non si interverrà a stretto giro, l’azione del Servizio si interromperà del tutto, con gravi ripercussioni sui rapporti faticosamente riallacciati in questi ultimi tempi con i corregionali e le associazioni di italiani molisani nel mondo, in particolare sulle attività già realizzate, che devono essere liquidate, e soprattutto in quei paesi, come quelli dell’America Latina, dove l’Economia non consente iniziative che, di fatto, sono servite a mantenere viva la lingua, la cultura, le tradizioni dell’Italia e del Molise.
Sia Esteban Manzo che Armando Manzo sono stati ospiti, lo scorso giugno, del Consiglio dei Molisani nel Mondo, tenutosi a Campobasso dal 22 al 27 giugno.


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