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14.7.11

La mostra verra' inaugurata questo venerdi' 15 luglio alle ore 17.30 presso l' ex Convento di San Domenico, via Buccio da Ranallo 65/A, all'Aquila.

E' spesso la realtà ad ispirare l'opera di Raul Rodriguez. Sia che derivi da fatti di cronaca, memorabile resta l'installazione dedicata all'eccidio di piazza Tien'anmen, sia che nasca semplicemente dall'osservare la realtà; dal guardare attentamente quello che ognuno di noi ha la fortuna di avere intorno a se quotidianamente. Siano campi sterminati o foreste, città o piccoli borghi. Tutto può diventare fonte di nuove creazioni, così anche le radici, simbolo di forza e potenza della natura e iconografia per eccellenza del legame fortissimo con madre terra, diventano soggetto perfettamente riconoscibile negli ultimi lavori che Raul Rodriguez propone in questa mostra che porta proprio il titolo: “Radici”.

Ed è questa, senza tanti giri di parole, la genesi delle opere esposte. Le Radici possono diventare tutto anche mostri enormi e tentacolari nell'installazione che da il titolo alla mostra e dove è ben evidente il confronto tra esse e l'uomo, moderno però perché ridotto a sagoma tanto da sembrare un omino appena uscito da un'opera di Keith Haring. Inizia così il percorso alla scoperta di questi oggetti fatti di tutto e si parte sempre dalle radici...poi, mano a mano che guardi e capisci, leggi altro. Ti rendi conto che queste radici possono diventare alberi e rami, ma anche case e palazzi e opere d'arte nell'opera d'arte. Così dalla radice si arriva alla sagoma di un trittico rinascimentale dalla tipica cornice dorata dove però al posto della rappresentazione lo sguardo si perde in un azzurro intenso; in “un cielo senza riparo”.

Da qui il pensiero corre veloce all'altro e profondo significato che la parola radici porta in sé. Quello del legame con la propria terra, con la propria storia e con la propria memoria.

Immediato scatta allora il rimando al terremoto per chi come gli aquilani e come Raul Rodriguez argentino ma ormai aquilano d'adozione, hanno vissuto e sperimentato la forza devastante della natura, il suo potere di sradicamento e rottura. Così il ritorno alla radici diventa anche ritorno alla propria e alla storia comune. Una storia da non perdere nonostante tutto, perché unico e solo legame con la propria terra, con la propria città, con la propria memoria senza la quale è impossibile andare avanti ricostruire o ri – costruirsi. Proprio come gli alberi forti e generosi perché ben saldi alla terra grazie alle loro radici.

La mostra resterà aperta fino al 28 luglio dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 18.00

comunicato stampa Raúl Rodriguez.

14.6.11

Varato oggi il nuovo progetto www.noilaquila.it, ideato da Google in collaborazione con il Comune dell’Aquila e ANFE, per preservare la memoria della città e promuoverne la rinascita.

L’Aquila, 14 giugno 2011 - Google, in collaborazione con il Comune dell’Aquila e l’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (ANFE), è lieta di annunciare “Noi, L’Aquila” (accessibile all’indirizzo http://www.noilaquila.it/), un progetto che unisce diversi strumenti tecnologici della società di Mountain View in un sito che intende preservare la memoria del patrimonio artistico, culturale e sociale della città de L’Aquila, duramente colpita dal sisma del 2009, e promuoverne la rinascita.

Presentato oggi nel corso di un incontro che si è tenuto all’Aquila, il progetto “Noi, L’Aquila” consentirà a chiunque lo desideri di condividere un’esperienza o una memoria legata alla città dell’Aquila, da cittadino o da visitatore. Immagini, racconti, video o testi, che nel tempo popoleranno di ricordi una mappa virtuale della città dell’Aquila, manterranno così viva l’attenzione sulla città e la sua comunità rendendola accessibile a chiunque su Internet.

Inoltre, sempre sul sito “Noi, L’Aquila”, tutti gli interessati potranno portare avanti il progetto di modellazione 3D del centro urbano. Nato alcuni mesi fa da un’idea dell’architetto inglese Barnaby Gunning, il modello tridimensionale della città intende mostrare per la prima volta su larga scala l’entità dei danni prodotti dal sisma sulla città e agevolare le attività di ricostruzione.

In questi mesi e grazie al coinvolgimento di centinaia di persone, il modello si è popolato di oltre 600 edifici, pari indicativamente al 50% degli edifici presenti nel centro storico. Per incentivare ulteriormente la partecipazione alle attività di modellazione e portare così a termine quanto prima il modello 3D, Google ha inserito nel sito del progetto “Noi, L’Aquila” nuovi tutorial e informazioni utili per imparare ad utilizzare i software gratuiti di modellazione utili allo scopo: Google SketchUp e Google Modellatore di Edifici 3D.

“Oggi la tecnologia ha sempre più una funzione di abilitatore nella nostra vita quotidiana: abilitatore alla conoscenza, alla condivisione di esperienze che nessun altro strumento come il web può amplificare e divulgare” afferma Stefano Maruzzi, Country Director di Google Italy. “Siamo felici di poter mettere la nostra tecnologia a sostegno della città dell’Aquila, nella speranza che il web possa contribuire a riplasmare il futuro di questa bellissima città e dei suoi abitanti”.


“Il progetto “Noi, L’Aquila” – ha dichiarato il sindaco Massimo Cialente – costituisce una sinergia nel vero senso della parola. Subito dopo il sisma del 6 aprile 2009 avevo illustrato ai miei collaboratori l’idea di creare una finestra sul web per far conoscere la città dell’Aquila, com’era e com’è, e per promuovere i suoi principali monumenti, allo scopo di incentivare un contributo alla ricostruzione da parte della comunità nazionale e internazionale. All’epoca, però, non avevamo né i mezzi né le risorse per poterla realizzare. Restò un sogno nel cassetto, direi un’opportunità mancata. Poi è arrivata questa iniziativa e la proposta, da parte di Google, di condividerla e lavorarci insieme. Un progetto che ci ha entusiasmati e conquistati. Un modo per far conoscere al mondo L’Aquila e le sue attrattive, il suo passato glorioso e il suo presente di città che vuole vivere e sa che potrà farlo grazie al contributo di tutti. Un ponte tra noi e il futuro, passando per una memoria comune fatta di emozioni e di ricordi, che sono poi la base della nostra identità e del nostro ritrovarci come individui e come collettività”.

L’ANFE esprime grande soddisfazione – afferma Goffredo Palmerini, presidente regionale dell’associazione – per il progetto “Noi, L’Aquila”, nel quale diamo la nostra collaborazione a Google, partner d’assoluto prestigio nel mondo. Ne siamo davvero fieri. E’ questo un ulteriore contributo che si rende alla rinascita della città capoluogo d’Abruzzo, richiamando la sua straordinaria storia e bellezza. Il progetto manterrà viva l’attenzione sulla città, favorendo la partecipazione dei cittadini e l’impegno delle comunità italiane all’estero, che già si sono distinte con significativi gesti di solidarietà. Tutto il mondo avrà a disposizione uno strumento interattivo per informarsi sullo stato della città e per conoscere meglio L’Aquila. Alla soddisfazione dell’ANFE abruzzese ed aquilana, aggiungo il compiacimento espresso dal nostro presidente nazionale Paolo Genco”.

L’idea di creare uno strumento come “Noi, L’aquila” è nata da un tragico evento italiano, ma non si limita all’Italia. Si tratta infatti di un progetto pilota che Google intende mettere a disposizione di tutte le comunità del mondo colpite da catastrofi naturali. Il Giappone, ad esempio, è già tra i primi paesi ad averlo implementato.

A partire da oggi e per la durata di 3 mesi in Piazza Regina Margherita, uno dei principali luoghi di aggregazione dell’Aquila, sarà allestita una struttura dotata di computer e connessione Internet che illustrerà la piattaforma “Noi, L’Aquila”, fornendo ai cittadini le informazioni e gli strumenti necessari per collaborare all’iniziativa. Il sito viene oggi ufficialmente donato da Google al Comune dell’Aquila e all’ANFE; quest’ultima si occuperà di gestirne i contenuti, mentre verranno portate avanti dal motore di ricerca attività promozionali in Italia e all’estero.

12.4.11

Di Carlo Di Stanislao 
Dopo “La città  invisibile”, L’Aquila racconta il suo terremoto con altri tre film, due di finzione ed un documentario: “Miracolo Aquilano” di Stefano Mutolo e Marco Iannini, “Into the Blue” di Emiliano Dante che, in occasione del secondo anniversario del sisma costato 309 vite e la distruzione di una città con sette secoli di storia, è stato proiettato in anteprima al Kino, in via Perugia di Pigneto (Roma), ed il documentario “Ju Tarramutu”, di Paolo Pisanelli, che è uscito anche esso lo scorso 6 aprile, in diverse sale italiane. Il primo dei tre lavori, prodotto dalla Berta Film, racconta, in 14 intensissimi minuti, la vicenda, ambienta a L’Aquila nel settembre del 2009, di uno sciacallo che, travestito da prete,  benedice i moduli abitativi consegnati alla popolazione dopo il terremoto, per intascarsi i soldi delle donazioni e rubare i beni di valore rimasti nelle macerie della città fantasma. Presentato nei giorni scorsi al Quirino di Roma, il film sarà distribuito presto nei vari cinema italiani ed è stato invitato a vari festival internazionali. Con uno stile asciutto ed una eccellente capacità di racconto, descrive bene una condizione vissuta, fra le altre, dai terremotati: quella di essere frodati dietro ad una apparenza di sostegno e di aiuto. Non meno amaro “Into the Blue”, in cui si narra di un gruppo di giovani, nella tendopoli di Collemmaggio, che si raccontano sensazioni e sogni e con loro storie reali, mescolate ad altre immaginate, reinventano rapporti e relazioni, nonostante la vita in tenda abbia eliminato ogni genere di intimità e nonostante i drammi delle persone che vivono al loro fianco li riportino costantemente a quella tragica notte. Intanto, il mondo di fuori, i media innanzitutto, assegnano loro, voyeuristicamente, dei precisi ruoli, per vendere emozioni attraverso il piccolo schermo. Quanto al documentario “Ju Terramutu” di Pisanelli, vuole raccontare e rivivere quello che è accaduto quella notte di due anni fa, quando il terremoto  ha devastato una delle più belle città italiane. Dopo quella notte L'Aquila è divenuta teatro della politica sia nazionale che internazionale. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di spostare il summit del G8 nel capoluogo abruzzese per captare l'attenzione e ottenere aiuti internazionali. L’opera, sottolinea come nel capoluogo, alla violenza naturale del terremoto si è sovrapposta la voracità degli interessi, la velocità delle urbanizzazioni, l’impatto violento del Progetto C.A.S.E., che ha sconvolto senza pianificazione un territorio bellissimo. Nel suo lavoro Pisanelli, fotografo e regista impegnato dal 1996 nella realizzazione di documentari, ha raccolto e intrecciato tra loro tante storie di persone, luoghi, cantieri, voci e risate di sciacalli che hanno scatenato la protesta delle carriole, quando ormai il terremoto non faceva più notizia. In tutti e tre i lavori è evidente una ricerca narrativa e stilistica asciutta ed efficace, conscia, soprattutto, delle grandi lezioni di Bunuel, con una violenza delle immagini che vogliono essere soprattutto diretta trascrizione della realtà, con un terremoto che ha sfasciato case, riferimenti e vite ed un mondo esterno che fatica davvero a capire. In tutti, con grande perizia narrativa e stilistica, gli Autori realizzano film con aspetti e risvolti scelti e collegati per  veicolare informazioni che attengono alla realtà anche emotiva di una intera popolazione e, come era già accaduto con Tondoi e il suo “La città invisibile”, ci si trova di fronte  a validi strumenti di memoria collettiva, veri e propri documenti capaci di fornire informazioni e di organizzarle precipuamente, in modo da farle risaltare maggiormente nei ricordi. Le tre nuove opere, diversamente dal “Draquila” della Guzzanti o del film di Tondoi, comunque, vi una impegno per testimoniare che l’Aquila intende lottare per non diventare una “città invisibile”, come quella “descritta da Marco Polo a Kublai Kan,  nel romanzo di Calvino. Sull’onda del coinvolgimento emotivo personale, dell’urgenza, dell’entusiasmo, ma bemn controllati da una grande perizia professionale, gli Autori non rinunciano agli approfondimenti, né smussano gli angoli dei dissapori, riproducendo una realtà tragica e complessa, mai ridotta a retorico, stilizzato teatrino di caratteri. Guardando a questi lavori, si rammenta  che il cinema ha una valenza modellizzante, offre temi di grande rilevanza identificativa e di comportamento, ha la capacità di articolare una serie di tracce sviluppando pensieri ed emozioni e che, soprattutto, offre una testimonianza diretta che, non garantisce soltanto di mostrare come si sono svolti gli avvenimenti, ma suggerisce emozioni sulle situazioni rappresentate. Il cinema diviene così  memoria collettiva che,  recuperando storie d’identità sociale, ricostruisce e crea contenuti nuovi,  implementando il patrimonio simbolico, il luogo della rappresentazione della memoria, che interagisce con la memoria sociale, coinvolgendo lo spettatore come individuo, scandendone gli eventi della vita e attivando percorsi personali. In effetti il cinema è un campo d’indagine molto interessante per la memoria, poichè permette di scorrere da una memoria personale ad una memoria collettiva, di rendere il passato presente e di inglobare il futuro nel presente. E nella memoria,  luogo oscuro e difficile da penetrare, luogo non reale ed inverosimile, dove la memoria individuale è il deposito della memoria collettiva, risiede sia la verità che la menzogna. Per questo le immagini suggeriscono il dipanarsi del dubbio ed il dispiegarsi della realtà. I tre film, con coloriture ed accenti diversi, sottolineano che la memoria consente, più di ogni altra capacità umana, di attribuire alla nostra esistenza una valenza esperienziale, in modo tale che il nostro bagaglio non sia fatto solo di ricordi da conservare come fotografie in un album, ma sia ciò che sostanzia l’essere umano; ecco perché si deve manifestare il diritto/dovere di non dimenticare.

20.2.11

Dopo il grande successo della scorsa edizione torna il G.R.I.F. GalliRecords Italia Festival Edizione 2011. La data di iscrizione al concorso di musica per band e artisti emergenti di tutta Italia scade il prossimo 28 febbraio quando lo Staff organizzativo farà partire la fase di selezioni in Studio. 
L'edizione 2011, terza dopo quella del 2009 e 2010, sarà ricca di novità e caratterizzata sempre da un'unica motivazione: scoprire nuovi talenti. La novità principale è che è stata aperta una sezione riservata a bands e solisti che fanno COVER...

Anche quest'anno le selezioni saranno effettuate presso gli Studi GalliRecords e a tutti sarà rilasciata la registrazione dell'esibizione live. In più foto, interviste, riprese video...un trattamento da vere Stars!
Tutto in vista della serata finale che anche per questa edizione non deluderà nessuno. 

Anche quest'anno, l'iscrizione avverrà in due modi: per posta e via email. Per contattare lo Staff della Galli Records e sapere come realizzare l'iscrizione, vi consigliamo di scrivere alla email: info@gallirecords.it

Notizie correlate... 


17.10.10

Nella prima parte di trasmissione 'Ora Italia' presenta il concorso "Una lingua per amica" che vuole riunire in un E-book le opere scritte -poesie e racconti di ogni genere - per rendere omaggio alla nostra lingua italiana in occasione della Xº Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Di seguito ascoltiamo il servizio di Marina Leonardi per Radio Emilia Romagna che, tra tartufi e salamine ci racconta le sagre in programma ad ottobre che celebrano i prodotti emiliano romagnoli. Brani musicali: "Madre" dei Negrita (dedicato a tutte le madri argentine che questa domenica festeggiano il loro giorno);"La voce del silenzio" di Andrea Bocelli in duetto con Elisa; e "Mondo" di Cesare Cremonini ft. Jovanotti.

Nella seconda parte di trasmissione, 'Ora Italia' presenta l'attualità italiana. La Regione Lazio dice no al Facebook in ufficio di fronte all'uso smisurato degli impiegati durante le ore di lavoro; il 70% frequentava Facebook quasi a 'tempo pieno' mentre gli altri facevano un salto fra Messenger e Youtube. L'Aquila e i comuni colpiti dal sisma sono paesi fantasma. Il governo italiano invia dei fondi col contagocce e la ricostruzione è ancora lontana dalla realtà. In mezzo alle macerie si può' assistere comunque alla solidarietà dei paesi esteri come la Germania e il Canada che lavorano per il benessere degli aquilani ma soprattutto dei bambini. Di seguito ascoltiamo la rubrica di cultura con uno speciale di Radio Emilia Romagna a cura di Magalí Pizarro, produttrice e conduttrice di Ora Italia, che ci presenta un'intervista a Davide Cassani, ciclista romagnolo e commentatore televisivo delle corse ciclistiche per la RAI, registrata a maggio di quest'anno durante l'ultima edizione del Giro D'Italia.  Brano: "Ricominciare tutto" dei Fermata a Richiesta, singolo registrato per aiutare le persone più colpite dal terremoto in Abruzzo. 

27.8.10

'Mi ritorni in mente... bella come sei!'
di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Ero sempre disponibile. Anzi, ero felice di liberarmi una giornata per accompagnare delegazioni in visita alla Città, dopo i rituali incontri in municipio. L’ho fatto tante volte negli anni passati, con gli ospiti italiani e stranieri. E non solo perché la visita guidata alle bellezze della città apparisse meglio conveniente se condotta da un amministratore civico, ma sopra tutto perché sentivo il piacere di farlo. Poi, quando altri impegni con l’estero hanno moltiplicato le occasioni, il caso mi capitava di frequente, specie durante la buona stagione. Chi all’Aquila non era mai stato, la scopriva con grande meraviglia. Pochi, in effetti, s’attendevano una tale fioritura di bellezze, tanta ricchezza d’architetture, monumenti di tanta singolarità. Il più delle volte si comprendeva al volo che gli ospiti giungevano in città solo con qualche conoscenza, con l’attesa di trovarvi qualcosa degno di nota, eppure circoscritto al solito rinvenibile in provincia. Poi bastava dargli qualche cenno della singolare nascita della città, del suo legame con i castelli fondatori, del clima che vi si respirava nei primi tre secoli della sua storia, che mutavano parere e pensavano d’essere arrivati in una “capitale”, meglio ancora accompagnandoli a Collemaggio, o al Forte Spagnolo, o alle 99 Cannelle.
Era appena l’inizio. Perché poi L’Aquila non è solo quella dei monumenti insigni, ma è la città dei particolari, dei dettagli, delle curiosità nascoste nei suoi vicoli, negli sdruccioli, lungo le coste che arrancano alla grande piazza del Mercato. E’ la città, stupefacente ed inattesa, delle tante chiese, incredibile cornucopia per chi la scopre, dei tanti palazzi di magnificente fattura, scrigni di sorprese nei loro chiostri, nelle scalinate, negli archi, nelle modanature, nelle fogge delle finestre, negli stipiti e nei portali. Ma anche nel verde che dall’alto si può ammirare sopra la fuga dei tetti, con le chiome delle piante che spuntano sui profili delle case insieme a quei particolari camini aquilani che solo la nostra abitudine distratta non ci consente d’ammirare anch’essi come opere d’arte. Appunto dopo la visita ai monumenti più noti s’iniziava il giro della città da scoprire nei suoi dettagli, dalle cisterne al centro dei cortili, alle bifore appena sotto il tetto, dalle ogive dei portoni, ai ricorrenti lapidei simboli del nome di Gesù, quel bernardiniano sole con IHS al centro, il cui originale è inciso sulla tavoletta che il Santo senese mostrava durante le sue predicazioni e che ora si conserva al museo del convento di San Giuliano.
Mi toccava spesso invitare a tener lo sguardo in alto, sorvolando sullo stato delle vie, spesso con qualche peccato di manutenzione. La città ha un territorio immenso - avvertivo - 477 mila ettari e 64 borghi, un caleidoscopio di centri abitati che solo di strade conta più di duemila chilometri, tutte da curare con le sempre scarse risorse del bilancio comunale. Più che la benevola comprensione, era il primato delle bellezze a coprire qualche guasto nella città. Eppure mi logoravano alcuni sfregi dell’imbecillità umana, come i graffiti sui colonnati o lungo la scalinata che arranca a San Bernardino, le scritte sui muri con lo spray, le offese dei writers ai muri della cinta urbica, gli innamorati stupidi che scrivono banalità melense con la vernice, come i rifiuti che la sciatteria di qualche maleducato abbandona per strada e chi deve curare l’igiene urbana tarda a raccogliere. Eppure i richiami del bello superavano qualche bruttura.
Ricordo ancora lo stupore di Dan Fante - figlio del grande John e brillante scrittore egli stesso – quando, dopo una commossa visita a Collemaggio sostando davanti al mausoleo di Celestino V, salendo per via Fortebraccio, s’ebbe all’improvviso davanti la Basilica di San Bernardino, con la facciata splendente di sole, al tramonto. Un’emozione che gli tolse il respiro. Ci mancano, ora, queste emozioni. Ogni erbaccia ci appare un insulto, ogni rovina una ferita profonda. Toccherà lavorare sodo, per anni. Ma ce la faremo. Sogno però, quando la calura è insolente nelle lande dove ora viviamo, quella frescura che si godeva rasentando le ombre delle vie aquilane, mentre il sole picchiava a mezzogiorno.

8.8.10

di Alessia Moretti
alessiamoretti@katamail.com 

L’AQUILA - Verrà presentato, il 10 settembre, nell'ambito della 67. Mostra del Cinema di Venezia il filmato “L'Aquila. Un anno dopo” realizzato dagli allievi del III anno di corso dell'Accademiadell'Immagine, nell'ambito del workshop didattico svolto quest'anno con la supervisione degli insegnanti Gianfranco Rosi e Stephen Natanson e in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia. Il documentario della durata di circa 25 minuti è stato inserito, fuori concorso, nella sezione ufficiale del Festival “Orizzonti”, dedicata alle nuove tendenze del cinema mondiale.
L'idea alla base del lavoro degli studenti è quella di raccontare - a partire dalla fiaccolata che il 6 aprile 2010 ha ricordato le vittime, la paura e lo smarrimento della notte dell'anno precedente - il cambiamento subito dalla città dell'Aquila, ancora una volta ad opera di un evento sismico: uno stravolgimento umano, urbanistico e sociale. 
Attraverso attente inquadrature di quello che è L'Aquila oggi, con i suoi luoghi disabitati e le nuove aree di socialità (le c.a.s.e., i centri commerciali, le fermate degli autobus), si propone allo spettatore un viaggio, tra centro e periferia, raccontato anche dalle parole di alcuni cittadini aquilani che, a vario titolo, sono stati testimoni e protagonisti di questo momento difficile ancora da interpretare e razionalizzare. Il filmato, accompagnato dalla musica composta dagli allievi del Conservatorio “A. Casella” e con il supporto tecnico di Agorà srl e della Onlus The Co2, si propone quindi di essere un primo capitolo di un film collettivo da portare avanti negli anni e affidato, di volta in volta, agli allievi dell'Accademia dell'Immagine. L'obiettivo è quello di conservare la memoria delle esperienze trascorse e dei momenti che la città dell'Aquila dovrà affrontare per tornare ad una nuova “normalità”. 
Questi i nomi degli studenti che hanno realizzato il cortometraggio: Danilo Barozzi, Sebastiano Cantalupo, Marco Castellani, Fabio Ciotti, Antonio Iacobone, Stefano Ianni, Carlo Liberatore, Cosimo Gabriele Scarano, Antonio Moscaggiura, Alessandro Venuto ed inoltre Matteo Di Berardino, Antonella Deplano, Armando Verrocchio, Lorenzo Settevendemie. Alcuni di loro hanno descritto questa esperienza didattica, ma anche e soprattutto di ricerca e di scambio umano. 
 “Ci sono momenti o periodi trascorsi - ha annotato Fabio Ciotti - che ti cambiano diametralmente. Da lì in poi c'è il prima e il dopo quella esperienza che ti ha condotto in una nuova direzione di vita. Questo film per me è stato tutto questo; un nuovo panorama del cinema, l'avere nuovi punti di vista, la sottile linea di confine che separa la fiction e il documentario, le forze potenziali che governano il cinema segretamente e in ultimo la cosa che mi ha maggiormente stravolto l'animo: la possibilità di fare film con poco e con le proprie forze. L'Aquila è il riassunto di questo, e lo è anche il film che è l' anima velata e sospesa di una città che ha subito un torto, ormai dimenticato dopo un anno esatto dalla tragedia, che racconta un giorno di raccoglimento che culminerà con la fiaccolata e la celebrazione delle 308 vittime, catturando testimonianze, racconti, voci, rumori, silenzi, in un viaggio che inizierà in incognito dentro un pullman, che viaggerà raccogliendo storie che hanno deciso di salire in una corsa senza biglietto e senza meta”.
Carlo Liberatore ha così commentato: “L’approccio alla descrizione di una realtà drammatica come quella aquilana deve tenere conto di una capacità di osservazione che sappia valicare i confini del visibile e protrarsi in una dimensione in cui si esplori il non detto. Credo che la forza di questo breve documentario risieda nella capacità di sottolineare non tanto ciò che è accaduto, ma quanto l’universo dei silenzi, degli sguardi delle persone che ne sono protagoniste. Questo è stato l’insegnamento che più di tutti ho fatto mio: la bellezza del reale suscitata dalla verità, un’autenticità figlia di sentimenti universali come il dolore e il senso d’identità. E’ stato un viaggio introspettivo, uno sguardo sul significato della parola appartenenza. Un confronto con la consapevolezza della perdita e l’essenza delle vite sospese.”  

5.8.10

La bella struttura in legno costruita con i fondi raccolti in Val Rendena (Trento) e a Bergamo 

di Goffredo Palmerini
 
L’AQUILA – Di certo un bel fine settimana per Paganica, la più popolosa frazione dell’Aquila con i suoi settemila abitanti, il vasto centro storico quasi completamente distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009 ed i centri che con essa costituiscono la X Circoscrizione comunale - OnnaSan GregorioTemperaBazzano e Pescomaggiore - diventati icone stesse del dramma, per numero di vittime e disastrose conseguenze del sisma. Eppure, l’Italia più bella - non certo quella del degrado politico e morale che intristisce il tempo che viviamo, ma quella della solidarietà e dell’amicizia - ha saputo regalare ancora il sapore dolce e sincero della festa e tante emozioni ad un’intera comunità, rimasta priva del suo luogo più alto d’aggregazione spirituale. Per la verità, dei suoi luoghi di culto Paganica ne aveva avuto quasi superstiti, per ironia della sorte, i due più antichi: il santuario della Madonna d’Appari, impianto del XIII sec. e successive integrazioni, con l’interno affrescato a meraviglia da maestri abruzzesi del Quattro-Cinquecento, e la magnifica basilica romanica di San Giustino, edificata a cavallo tra l’VIII e il XII secolo, con preziosi reperti lapidei e colonne, relitti di preesistenti templi pagani. Le due chiese, nei mesi scorsi messe in sicurezza e curate nelle loro ferite più evidenti, hanno assicurato fino a qualche giorno fa un provvisorio servizio, sebbene per capienza insufficienti alle esigenze d’una comunità resa ancor più numerosa dall’arrivo di nuovi abitanti nelle due new towns del Progetto C.A.S.E. - ben 29 palazzine su piastre antisismiche - che ospitano migliaia di sfollati dell’Aquila, oltre che di Paganica. Le altre chiese paganichesi tutte gravemente compromesse dal sisma: dalla parrocchiale di Santa Maria Assunta con l’originale balconata sulla facciata, alla settecentesca chiesa della Concezione, squarciata, le cui immagini fecero il giro del mondo su giornali e tv, all’imponente e lesionata chiesa di Santa Maria del Presepe o del Castello, erta sul colle, alla chiesa frantumata di Sant’Antonio, alla malmessa chiesa della Madonna del Carmine, del monastero delle Clarisse, dove sotto le macerie la madre badessa restò vittima.  
Il 30 luglio, però, finalmente è stata gran festa per l’inaugurazione della nuova chiesa, con l’ampia sua navata, più rispondente alle dimensioni della comunità parrocchiale. Davvero una gran bella struttura, architetture in legno, volta appena ogivale e sommità con una lunga fessura di luce verso il cielo, raffinato il design e particolari d’arredo assai curati. Sono arrivati in massa, dal Trentino e da Bergamo, gli amici che prontamente raccolsero il messaggio d’aiuto, l’aspirazione ad un luogo spirituale di raccoglimento e di culto, sicuro e capiente. Era stato appunto uno dei primi gesti di amicizia e solidarietà, fatto germogliare dalla testimonianza di donIvan Maffeis, venuto tra noi una settimana dopo il sisma da Pinzolo, splendida cittadina in provincia di Trento, che condivide con Paganica un forte rapporto di gemellaggio tra Gruppi Alpini, estesosi pienamente alle due comunità. Il sacerdote aveva raccolto il grido di dolore dei paganichesi, nei giorni di lunedì e martedì di Pasqua, festività di San Giustino Patrono e Maria SS. D’Appari, nella tensostruttura che fungeva da chiesa nella tendopoli del Campo 3, allestita dalla Protezione Civile di Trento. Al suo ritorno a Pinzolo ne aveva parlato con alcuni collaboratori e con il sindaco, William Bonomi, ed era subito cominciato il tam tam con gli altri sindaci della Val Rendena, per raccogliere adesioni pari all’onerosità dell’impegno che ci si accingeva ad assumere.  
D’altra parte, il Trentino aveva dato una tra le prove più generose di prontezza e d’efficienza nel soccorso alle popolazioni terremotate. Era giunto in forze a Paganica già nella tarda serata del 6 aprile, con la suaProtezione Civile - 180 Vigili del Fuoco con numerosi mezzi ed attrezzature - piazzandovi il proprio campo base nella chiusa di Villa Dragonetti de Torres. Nella mattinata dell’8 aprile era già a Paganica il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, con il capo della Protezione Civile provinciale, Raffaele De Col, e con loro il sindaco di Pinzolo, William Bonomi, con il comandante della Polizia Municipale, Loreto Leone, un paganichese da anni trapiantato nella cittadina turistica trentina. Il presidente Dellai, quella stessa mattina, aveva preso contatti all’Aquila con il capo della Protezione Civile Nazionale, Guido Bertolaso, e con la Municipalità aquilana, assicurando la più ampia disponibilità nei soccorsi e nell’emergenza, come in effetti poi è avvenuto. E tuttavia, oltre a questo, la Provincia Autonoma di Trento ha dato una prova straordinaria di qualità, generosità, dedizione ed efficienza negli aiuti alle popolazioni e nella realizzazione di opere che mai potremo dimenticare. Come non è possibile dimenticare la grande massa di volontari trentini che si sono alternati aPaganica durante i mesi dell’emergenza, per tutto il 2009, unitamente alle unità operative delle Regioni Umbria e Lombardia che con i relativi volontari hanno gestito altrettanto egregiamente altri due Campi di tendopoli, e infine la struttura operativa della Sezione Abruzzi dell’ANA, guidata dal gen. Antonio Purificati, che con gli alpini di tutti i gruppi abruzzesi ha assicurato il perfetto funzionamento della tendopoli del Campo 4.  
Ma veniamo ora alla toccante cerimonia inaugurale della nuova chiesa, dedicata agli Angeli Custodi, forse non solo quelli in cielo, ma anche simbolicamente tutti quelli in terra che ci sono stati accanto nel dopo terremoto. Ricolma d’autorità e cittadini commossi per l’evento, è toccato al parroco di Paganica e direttore della Caritas diocesana, don Dionisio Rodriguez, dare il saluto d’accoglienza ai tanti ospiti trentini e bergamaschi, in una giornata attesa e particolare per la comunità paganichese. Il testimone degli interventi è passato poi di mano in mano, con testimonianze sobrie e dense d’emozione. Il primo contributo è stato di Lia Beltrami, assessore alla Solidarietà internazionale e Convivenza della Provincia Autonoma di Trento. Scrittrice e regista cinematografica, l’assessore provinciale trentina è persona di profonda sensibilità. Ormai conosciuta da tutti, all’Aquila e nei paesi del cratere è diventata di casa. Presente innumerevoli volte nei momenti più significativi del post-sisma, spicca la sua affabilità ed il tratto semplice ed immediato del carattere, come particolare è la sua attenzione specie verso i temi sociali.   
L’assessore Beltrami ha ricordato l’incipit dell’opera, i propositi subito emersi in Val Rendena e la sua prima visita a Paganica: “Il 10 luglio 2009 ci fu il mio primo incontro con i paganichesi nelle tendopoli. Il clima era pesanteCi impegnammo a costruire una chiesa, come abbiamo fatto anche a Cansatessa, Coppito, Onna e Barisciano. Ma la realizzazione di Paganica - ha tra l’altro aggiunto la Beltrami - è stata la più complicata, anche per la dimensione di questo complesso.Non è una chiesa che compete con la vostra parrocchiale, che sarà certamente restaurata, ma in futuro diventerà una struttura d’aggregazione al servizio della comunitàAbbiamo collaborato a realizzarla con lo spirito di chi tende la mano ad un amico in difficoltà. L'amicizia tra Pinzolo e Paganica era precedente al sisma, con il gemellaggio tra i gruppi alpiniOra si rafforzaOggi per me è una soddisfazione grandissima, perché questa chiesa è molto bella, come stupendo è il crocefisso sull’altare, opera dell’ebanista Carlo Caola.”  
Dell’amicizia tra le due comunità ha parlato il sindaco di Pinzolo, William Bonomi, intervenendo anche a nome degli altri sindaci della Val Rendena presenti, in rappresentanza dei comuni di CarisoloGiustino,MassimenoCaderzone TermeStremboBocenagoSpiazzoPelugoVigo RendenaDaré e Villa Rendena, che con Pinzolo hanno sostenuto il finanziamento di gran parte dell’opera, cui si sono aggiunti la Cassa Rurale di Pinzolo e Spiazzo, la Masé Termoimpianti di Strembo, la Curia Arcivescovile di Trento, e infine la Caritas di Bergamo, che ha contribuito a sostenere lo sforzo finanziario per il completamento del complesso. Il sindaco Bonomi ha voluto anche richiamare, con un encomio, l’architetto trentino Sergio Giovanazzi (progetto preliminare) e l’ing. Massimo Caola di Pinzolo (progetto esecutivo e direzione lavori), come pure l’impresa costruttrice dell’opera, la ILLE Prefabbricati di Pieve di Bono (Trento).  
Il direttore della Caritas diocesana di Bergamo, don Claudio Visconti, nella sua testimonianza ha espresso la gioia d’essere stati chiamati a compartecipare alla realizzazione del tempio, cui la sua città ha risposto con generosità, attraverso donazioni di singoli e imprese. Il saluto delle istituzioni è stato portato dall’assessore Leonio Callioni, per la Città di Bergamo, e dall’assessore Fausto Carrara, per l’Amministrazione Provinciale, che hanno ringraziato per il particolare calore degli abruzzesi, come del desiderio di stare accanto alle popolazioni con ulteriori attenzioni, specie verso i giovani. Ne è prova la posa della prima pietra, poi avvenuta nel pomeriggio, d’un palazzetto dello sport a Paganica, finanziato dalla comunità di Bergamo. Il presidente della Camera di Commercio, Paolo Malvestiti, ha sottolineato la vicinanza delle attività economiche bergamasche al popolo aquilano, così duramente colpito. Il saluto delle istituzioni aquilane è stato espresso dal presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, lieto del triangolo di solidarietà stabilitosi fra TrentoBergamo e L’Aquilaanche per sostenere altre iniziative comuni, mentre il vice sindaco dell’Aquila, Giampaolo Arduini, ha portato il saluto della Municipalità agli ospiti, con numerosi riferimenti a gesti di vera e solidale amicizia verso la Città, che gli aquilani serberanno sempre nel cuore. 
E’ quindi iniziata la cerimonia religiosa, con la concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo dell’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, affiancato dal Vescovo ausiliare, mons. Giovanni D’Ercole, dall’Arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, e dal Vicario Generale della diocesi di Bergamo, mons. Davide Belucchi. Nell’omelia di mons. Molinari e nelle parole espresse da mons. Bressan e mons. Pelucchi a conclusione della santa Messa è risuonato il valore dell’amore e della solidarietà come specchio d’una umanità migliore, quale quella vista all’opera durante la dolorosa prova che le popolazioni dell’aquilano hanno sofferto con il terremoto del 2009. A conclusione della cerimonia, a nome della comunità paganichese, il presidente della X Circoscrizione, Ugo de Paulis, ha ringraziato la Provincia di Trento per l’assistenza resa alla popolazione e per l’assidua presenza sul territorio anche nella realizzazione di altre importanti opere, quali la Scuola Media e il Centro medico di Paganica, e, con i fondi della Croce Rossa Italiana, la costruzione delle case della nuova Onna, accanto al paese distrutto. Quindi ha ringraziato uno per uno i dodici comuni della Val Rendena, gli sponsor trentini e bergamaschi, le istituzioni pubbliche, le diocesi di Trento e Bergamo, per aver tutti sostenuto la realizzazione della bella chiesa, circa trecento mq. coperti, con l’annesso parco giochi per bambini adiacente alla struttura. Gratitudine anche per il centro sportivo del quale si avvia la realizzazione, grazie agli amici della Caritas di Bergamo. A tutti, in segno di riconoscenza, il presidente della Circoscrizione di Paganica ha consegnato un artistico omaggio con immagini e simboli del luogo. La manifestazione inaugurale si è poi conclusa con un’agape fraterna, approntata dai volontari del Nucleo di Protezione Civile del Gruppo Alpini di Paganica. Non saranno mai sufficienti ed adeguate le parole per ringraziare di tanta generosità, fatta non solo di opere, ma anche di affettuose attenzioni verso la popolazione paganichese. La cittadina gemella di Pinzolo, perla della Val Rendena dove il turismo estivo ed invernale è una delle voci più marcate della propria economia -  basti citare la frazione di Madonna di Campiglio - ha offerto alle famiglie paganichesi colpite dal sisma numerose settimane d’ospitalità gratuita nelle sue strutture alberghiere, per oltre quattrocento presenze nel 2009, sopra tutto bambini e ragazzi. Un’accoglienza replicata anche da altri centri del Trentino verso le popolazioni del cratere, organizzata in collaborazione con la Provincia Autonoma, che segnala il significativo contributo di solidarietà delle popolazioni trentine verso gli Aquilani, quasi a risaltare la particolare affinità tra gente di montagna.